Carmela Rea, 29 anni originaria del napoletano, era scomparsa lunedì scorso durante una gita a Colle San Marco di Ascoli. La donna si era trasferita a Foligno insieme a suo marito, Caporalmaggiore dell’esercito, e la figlia di soli 18 mesi. Intorno alle ore 15.00 Carmela, chiamata però da tutti Melania, si è allontanata per raggiungere un bar poco lontano. Non è mai più tornata. Dopo circa venti minuti il marito, non vedendola tornare, ha dato l’allarme e sono iniziate le ricerche. Inutili sono stati gli sforzi della Polizia e gli appelli del fratello della donna in moltissime trasmissioni televisive. Dopo soli due giorni il corpo di Melania è stato ritrovato, grazie ad una telefonata anonima giunta al 113 di Teramo, presso Ripe di Civitella, una zona boscosa a circa 18 Km dal luogo della scomparsa. Una distanza tale da escludere del tutto l’ipotesi dell’allontanamento volontario. Una volta giunti sul posto, i Carabinieri si sono trovati di fronte ad una scena a dir poco raccapricciante: la donna, sgozzata e con il volto sfigurato, aveva due siringhe infilate nel corpo (una nel collo ed una all’altezza del pube) e alcuni simboli inquietanti incisi sulla pelle. Gli investigatori hanno riconosciuto, infatti, una svastica sulla schiena della vittima. Il corpo di Melania mostrava, inoltre, lividi e segni evidenti di percosse.

Nella notte la salma è stata trasportata all’obitorio dell’ospedale di Teramo dove ieri pomeriggio ha avuto luogo l’autopsia. L’anatomopatologo Adriano Tagliabracci ha confermato l’assenza di tracce di violenza sessuale ma ha riscontrato, oltre al taglio profondo inferto alla gola, altre 35 coltellate che hanno leso gli organi interni. Il delitto sarebbe, a suo parere, non premeditato ma un folle gesto d’impeto.

Questo orrendo crimine sembra, fin ora, del tutto inspiegabile anche perché non si sa ancora nulla sul luogo e sul momento preciso in cui si sarebbe consumata la tragedia: Melania potrebbe essere stata uccisa subito e poi trasportata nel luogo in cui è poi stato ritrovato il suo corpo, oppure il giorno seguente in una terza località. L’ipotesi che la donna sia morta nello stesso luogo del ritrovamento sembra, infatti, da escludersi poiché le ferite inferte alla vittima avranno sicuramente generato una grande perdita ematica di cui non è stata riscontrata alcuna traccia.

La donna si era trasferita solo due anni fa per seguire il marito che, a febbraio, avrebbe avuto un nuovo trasferimento a Sabaudia.