Il centro di riabilitazione Don Orione si occupa del soddisfacimento dei bisogni assistenziali e sanitari della popolazione disabile di Ercolano e delle zone limitrofe attraverso una serie di attività tese a migliorare le condizioni di salute dei suoi utenti. La sua emanazione diretta A.S.C.O. (associazione sportiva e culturale orionina) si occupa dell’attività motoria e sportiva che risulta essere utile per il miglioramento della qualità della vita dei giovani con disabilità psico-motorie, l’attività motoria, infatti, anche per casi di disabilità più gravi può garantire grandi miglioramenti in termini di qualità della vita, migliorando il ritmo del sonno, il senso della fame e l’efficienza generale dell’organismo.

È stata aperta la presenza anche al Servizio Civile oltre che per un supporto tecnico ed assistenziale anche per amplificare la “cultura della disabilità” affinché si possa capire e trasmettere cos’è davvero la disabilità: non una condizione che obbliga a vivere da reietti, ma una situazione oggettivamente diversa che però può consentire una vita normale e dignitosa. È fondamentale con lo sport “normalizzare” le situazioni di vita dei ragazzi, così come ognuno di noi vive situazioni difficili nella vita, come un fallimento lavorativo, questi ragazzi grazie alle gioie per le vittorie ed anche alle delusioni in caso di sconfitta in una gara possono avere un rafforzamento del carattere e vivere situazioni “normali” affinché venga ridotto al minimo il gap tra disabili e non.

Alla nascita di questa struttura il rischio ed il timore era quello che potesse diventare un ghetto, un luogo chiuso per soli disabili. Ma l’apertura della struttura del Don Orione anche ad atleti normodotati è stata fondamentale per permettere ai ragazzi disabili di interagire con chiunque. E nello sport, specialmente nell’atletica, c’è stato un ribaltamento delle “gerarchie”, infatti Diego Perez, responsabile e preparatore atletico della struttura, ci ha raccontato un simpatico episodio: “Una delle prime volte che cominciammo a far allenare i nostri ragazzi con atleti amatori normodotati, chiesi ad uno degli amatori di correre insieme ad Antonio Di Mauro – uno dei nostri campioni – e l’amatore era un po’ scocciato dall’idea di correre con un ragazzo disabile, supponendo che fosse lento. Dopo quaranta minuti arrivò Antonio fresco come una rosa e l’amatore rosso in volto e stremato e con un filo di voce mi disse “Ma Antonio corre!” . Antonio, ha una disabilità ma è assolutamente perfetto per l’attività sportiva difatti adesso è lui a non voler correre con gli amatori perché vanno troppo piano!”.
Poi Diego ha continuato descrivendo come si svolge il lavoro di preparazione atletica: “Le metodologie di allenamento sono molto complesse in quanto le persone affette da disabilità intellettivo-relazionali non riescono a fare “astrazione”, quindi risulta necessario lavorare su schemi facilmente comprensibili anche da persone che hanno un deficit astrattivo ed è proficuo lavorare molto sull’imitazione. L’atletica leggera è stata la prima disciplina affrontata perché più immediata da apprendere ma i ragazzi giocano anche a calcio a 5, uno dei ragazzi disabili ha partecipato ad una gara con la rappresentativa nazionale. Il 5 aprile ci sarà un torneo di pallavolo, che è alla terza edizione.”

Agli ultimi Campionati Mondiali di atletica che si sono tenuti ad Ancona, gli atleti italiani hanno conseguito ottimi risultati portando a casa sei medaglie. Due atleti del Don Orione, Antonio Di Mauro e la giovanissima Giulia Cataldo, hanno vinto un argento ed un bronzo a testa.

Giulia Cataldo, atleta orionina

Per andare avanti però servono risorse umane, finanziarie e strutturali e maggiore supporto da parte delle istituzioni che non sono in grado di fornire il sostegno sufficiente a garantire il miglior servizio possibile. Il Don Orione ha validi progetti in cantiere, come la costruzione di una struttura polisportiva comprensiva di un campo di basket, uno di calcio a 5 ed una mini pista di atletica, ma per ora restano solo sogni nel cassetto. La speranza è che ci possa essere una forte reazione da parte della politica a sostegno di questa realtà che sta rendendo normale la vita a tanti ragazzi che non avrebbero avuto alternative.