Ddl Zan verso l’approvazione: si attende il voto del Senato

Il Ddl Zan attende di essere approvato dal Senato. La battaglia a Palazzo Madama richiede però una maggioranza molto variegata e risicata.

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A che punto è il dibattito sul Ddl Zan (Getty Images)

Il percorso del Ddl Zan è stato molto tortuoso e lungo. Il primo via libera è arrivato lo scorso 4 novembre, con l’approvazione da parte della Camera. Hanno votato a favore M5s, PD, Iv e Leu. Il voto finale si è avvenuto a scrutinio segreto, come richiesto da Fratelli D’Italia. Alla fine i voti favorevoli sono stati 256, 193 i no ed un solo astenuto.

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Il fronte dei contrari è composto dal centrodestra, anche se si registrano 5 deputati che sono andati in direzione opposta alle indicazioni di Forza Italia. Tra questi, anche l’ex governatrice della Regione Lazio Renata Polverini. Numerose le proteste in aula dell’opposizione, che hanno esposto striscioni e cartelloni di protesta.

Ddl Zan, la difficile battaglia in Senato

Ddl Zan
Alessandro Zan, promotore del disegno di legge (Foto Facebook)

Dopo mesi che il Ddl era rimasto fermo a Palazzo Madama, ora la discussione può riprendere. Al Senato però i numeri sono molto ristretti, tanto che servirà l’appoggio di tutti i partiti di sinistra per ottenerne l’approvazione. I voti dei favorevoli al testo, senza apportare modifiche, oscilla tra i 135 e 145 senatori. Numeri al di sotto della maggioranza assoluta, posta a 160. Mancherebbero quindi dei voti fondamentali che potrebbero arrivare da Italia Viva.

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Il partito di Renzi, però, ora chiede delle modifiche alla legge. E questo sarebbe un grosso ostacolo all’approvazione. Anche perché il centrodestra può contare su alcuni voti del Gruppo Misto e di Idea, che porterebbe il fronte dei contrari a superare quota 140. Italia Viva è quindi l’ago della bilancia sia per l’approvazione che per la bocciatura della legge. Il mondo LGBT spera che il disegno di legge venga alla fine approvato, nonostante le resistenze e le critiche provenienti da diversi fronti. Ultimo in ordine di tempo è stato il Vaticano, il quale reclama una violazione del Concordato tra Chiesa Cattolica e Repubblica Italiana.

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