Caso Veleno, il testimone chiave: “Inventai tutto”

Caso Veleno, dopo anni Davide, il bambino che denunciò gravi abusi e cerimonia sataniche, dice che fu indotto a dire quelle cose

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Screen del posdcast Veleno (fonte YouTube)

Abusi, violenze e riti satanici nei cimiteri. Storie da brividi che hanno coinvolto minori e che hanno portato a pesanti condanne. Tutto falso, tutto inventato. A riaprire il caso è Davide, il primo piccolo testimone dell’inchiesta I diavoli della Bassa Modenese che nel 1997, quando aveva sette anni, raccontò di cose orribili che avvenivano in famiglia.

A riaprire uno squarcio è lo stesso bambino di allora oggi adulto in un’intervista a Repubblica. Fu indotto e costretto a dire quelle cose dopo interrogatori che duravano anche otto ore. Secondo le condanne Davide non fu l’unico bambino a subire violenze e l’inchiesta si allargò. Anche chi non fu condannato non rivide più i propri figli.

Davide era già stato sottratto dalla famiglia naturale che vive gravi problemi economici ma di tanto in tanto, dalla famiglia adottiva cui era stato affidato, tornava. Racconta che quando vedeva triste la mamma biologica, lo era anche lui e questo sentimento lo portava con sé nella nuova famiglia e così cominciarono i colloqui con gli psicologi e assistenti sociali.

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Veleno, le accuse del “Bambino zero”

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Veleno, copertina del libro di Pablo Trincia

Oggi c’è quindi una versione ben diversa dei fatti. Davide, ritenuto all’epoca il “bambino zero” dopo anni svela che chi faceva i colloqui voleva sentirsi dire certe cose e lui, bambino impaurito di perdere anche la nuova famiglia, cedeva e inventava tutto.

Furono sedici i bambini allontanati. Secondo i racconti ci furono episodi di pedofilia e tra gli arrestati anche il padre e il fratello di Davide. Ci sarebbero state anche cerimonie sataniche nei cimiteri.

Abusi che sarebbero cominciati nella casa di Massa Finalese e che si sarebbero allargati a macchio d’olio in altre famiglia. Sull’inchiesta di oltre vent’anni fa nel 2017 si è occupato anche il giornalista ex Iena Pablo Trincia nel podcast Veleno di Repubblica.

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La sentenza di primo grado arrivò nel 2000 ma qualche imputato già non c’era: Don Giorgio Govoni, accusato di essere capo della setta di pedofili, fu ucciso da un infarto nel 2000 mentre una mamma dei bambini si suicidò.