Covid Napoli, la situazione negli ospedali: terapia intensiva quasi piena

Covid Napoli, il punto della situazione negli ospedali della città che si occupano di curare i pazienti contagiati dal coronavirus in Campania.

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L’emergenza Coronavirus negli ospedali (Getty Images)

La Campania domani chiuderà la prima settimana in zona arancione. Oggi il tasso di positività della Regione è sceso da un allarmante 11,23% al 9,74%, ma i positivi restano tanti. Per il quarto giorno consecutivo questa settimana il bollettino a cura dell’Unità di Crisi della Regione Campania ha comunicato oltre duemila nuovi contagi giornalieri. In questi ultimi mesi, a partire dalla seconda ondata, è cresciuto sensibilmente anche il tasso di mortalità dovuto al Covid. Vediamo nel dettaglio la situazione degli ospedali di Napoli, capoluogo della regione campana. Il momento all’ospedale Cotugno, specializzato in malattie infettive, può dirsi “intenso”: quasi tutti i posti letto sono occupati da pazienti Covid, in particolare le degenze ordinarie. Presenti 30 posti in terapia intensiva, non ancora occupati del tutto. Maggiore affollamento rispetto alle ultime settimane, invece, nel reparto di terapia sub intensiva (50 posti totali a disposizione).

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Covid Napoli, la situazione negli ospedali della città

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Il pronto soccorso dell’Ospedale Cotugno (Getty Images)

Ospedale Cardarelli: pazienti in aumento nella struttura, terapia intensiva Covid ormai piena. Oggi a mezzogiorno – riferisce l’agenzia Ansa – erano liberi soltanto due posti sui 15 presenti nell’ospedale napoletano. 131 pazienti sono ricoverati a media e alta complessità, la malattia è aggravata da patologie pregresse che ne rendono più difficile la gestione.

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La fascia dai 25 ai 55 anni è più esposta rispetto alle prime fasi dell’epidemia, sia per effetto delle varianti che per la copertura vaccinale riservata finora agli over 80. Il pronto soccorso registra 130 accessi giornalieri (sia pazienti Covid che non), numeri alla portata di una serena gestione. Certamente cifre non trascurabili, ma inferiori ai picchi dell’era pre-Covid.