Pompei, lavori in corso: l’obiettivo è riaprire due nuove Domus

Nel parco archeologico di Pompei si lavora al fine di rendere accessibili nuove aree. Alcune domus potrebbero essere di nuovo visitabili.

Pompei
Importanti novità per il noto sito archeologico (Foto di falco da Pixabay)

Dopo il successo dello scorso weekend a Pompei si lavora intensamente per recuperare altre aree del sito. La volontà è quella di massimizzare le presenze del pubblico in vista dei prossimi mesi, quando si registreranno anche i ritorni dei turisti stranieri.

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Nei progetti di messa in sicurezza rientra l’Insula Occidentalis. Entro un anno poi, saranno anche accessibili delle importanti e note Domus: le ville di Marco Fabio Rufo e Maio Castricio, della Casa del Bracciale D’oro e della Biblioteca. Queste erano inaccessibili poiché utilizzate come laboratori per il restauro del Parco ma ora saranno di nuovo riaperte al pubblico e completamente visitabili.

Pompei, le caratteristiche delle Domus

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Si spera di aumentare i visitatori nelle prossime settimane (Foto di Simon da Pixabay )

Questo complesso si caratterizza per la sua eleganza e raffinatezza. Le ville si estendono per un’area di circa 6mila metri quadrati, con una manutenzione che richiede una gru con un’altezza di 65 metri. Il complesso delle ville dell’Insula Occidentalis si trova nella Regione VI ai margini della città antica e non lontano dal Foro. Le quattro terrazze panoramiche offrono uno spettacolo unico al visitatore, che potrà così apprezzare l’abilità dei romani di coniugare la posizione delle loro abitazioni, non lontani dal mare e in una posizione scenografiche.

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Nelle abitazioni ovviamente non mancano affreschi, mosaici ed arredi che testimoniano il piacere del vivere e il lusso al quale erano abituati i suoi residenti. I dipinti colgono alcuni riferimenti letterari, mentre i mosaici multicolore testimoniano l’abilità di arredare gli ambienti. Completano il tutto la presenza in passato di giochi d’acqua che arricchivano in passato le sale all’aperto. I lavori di restauro sono frutto di finanziamenti provenienti dal Cipe ma anche di fondi dell’ente che gestisce il Parco, che si concluderanno entro un anno.