Maradona, caos in piazza: “Lo hanno ucciso”. Figlie scortate dalla polizia

Maradona, in migliaia a manifestare per chiedere verità sulla sua morte: le figlie e l’ex moglie costrette ad andare via

Maradona
Dalma Maradona e Claudia Villafane (Getty Images)

Maradona muove le folle anche da morto. A Buenos Aires c’è stata una grande manifestazione per chiedere giustizia e verità per la morte del campione scomparso lo scorso 25 novembre. In migliaia hanno risposto all’appello lanciato dagli organizzatori dell’evento. “Non è morto, lo hanno ucciso“, dicono tifosi e appassionati in Diego che hanno inondato le strade della capitale argentina.

Tra questi anche le figlie Dalma e Gianinna e la loro madre, l’ex moglie del campione Claudia Villafane. Le tre donne erano a capo di una colonna di manifestanti e reggevano un striscione recitante “condanna sociale e giustizia per i colpevoli”.

Alle 18 locali la centrale plaza de la Republica era strapiena di manifestanti. La famiglia di Maradona mentre marciava è stata costretta ha lasciare il corteo scortata dalla polizia sembra a causa del caos generato dalla loro presenza.

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Maradona, cos’è successo durante il corteo

Claudia Villafane durante la manifestazione (Getty Images)

Il corteo era diretto all’Obelisco, punto di ritrovo dei manifestanti. Le tre donne sono state costrette a lasciare la marcia perché la loro presenza ha attirato l’attenzione della stampa. Fotografi e giornalisti hanno cominciato a spingere verso di loro. “Non ci è sembrato questo il modo di fare”, ha detto Dalma in una storia Instagram dove ha ricostruito la vicenda.

La figlia del Pibe de Oro ha anche smentito che ci siano stati degli insulti rivolti alla madre, “eravamo lì solo per chiedere giustizia”, ha detto. Durante la manifestazione degli attacchi ci sono stati ma rivolti a Matìas Morla e a Leopoldo Luque, rispettivamente avvocato e medico di Maradona indagati dalla magistratura.

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La procura di San Isidro ha iscritto nel registro degli indagati sette persone per l’accusa di omicidio colposo per negligenze. Oltre ai due le indagini riguardano gli infermieri che lo curarono a casa dopo l’intervento al cervello, lo psicologo, la psichiatra e il dirigente della compagnia assicurativa che si occupava della copertura nella clinica dov’era stato ricoverato.