Smart working a rischio, Brunetta: “Dipendenti pubblici in ufficio”

“Smettiamola per favore, basta: si torni tutti a lavorare”, le parole di Brunetta sullo smart working fanno discutere. Ma c’è un errore.

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Renato Brunetta, neoministro del Governo Draghi (Getty Images)

In Italia c’è attesa per le prime mosse del Governo Draghi. Non mancano le prime polemiche ed i malumori legati alla decisione di non riaprire gli impianti sciistici a poche ore dallo scoccare del giorno designato per il via libera. Oggi, intanto, hanno destato scalpore le parole del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. In settimana dovrebbero arrivare le prime notizie in merito alla Maturità e poi si lavorerà per poter permettere ai ragazzi di lavorare in classe, come prima della pandemia di Covid-19.

Nelle ultime ore, invece, in rete sono circolate delle parole di Renato Brunetta. L’esponente politico di Forza Italia, neoministro per la pubblica amministrazione dell’esecutivo formato da Draghi, ha espresso alcuni pareri in merito al lavoro da remoto. C’è stato, però, un errore non riconosciuto immediatamente dagli utenti.

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Smart working a rischio? Le parole di Brunetta diventano virali: ma c’è un errore

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Mariastella Gelmini e Renato Brunetta, due dei ministri del nuovo Governo Draghi (Getty Images)

“Riaprire tutto. I Comuni devono funzionare, i tribunali devono funzionare, così come funzionano gli ospedali. Smettiamola per favore, basta: si torni tutti a lavorare, ha dichiarato Brunetta ai microfoni di Tgcom24. Queste parole, però, risalgono al mese di giugno quando si credeva e sperava che l’epidemia stesse scemando ed i contagi erano davvero bassi.

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Nelle ultime ore, però, le dichiarazioni del nuovo ministro hanno ripreso a circolare in rete e prepotenti nelle chat dei dipendenti pubblici. La mancanza di verifica, infatti, ha creato un po’ di confusione in migliaia di lavoratori pubblici che lavorano in smart working da mesi e che potranno usufruirne fino al 30 aprile.

Il ritorno di Brunetta al ministero per la pubblica amministrazione (aveva già ottenuto il dicastero col il Governo Berlusconi gestendolo dal 2008 al 2011, ndr) preoccupa i sindacati  della Pa. L’Usb ha definito questa nomina “una vera e propria dichiarazione di guerra alla Pubblica amministrazione”.