Covid, l’allarme della Fondazione Gimbe: “A gennaio si rischia strage”

Secondo la Fondazione Gimbe c’è un autentico allarme Covid-19 per l’anno nuovo, con gennaio che rischia di provocare una strage.

Covid allarme
La fondazione Gimbe lancia l’allerta (Getty Images)

Nuovo allarme sulla situazione Covid-19 della Fondazione Gimbe. Ancora una volta, con toni allarmistici, la Fondazione denuncia una possibile terza ondata da Gennaio, nonostante le misure di sicurezza del Governo abbiano dato i propri frutti durante la seconda ondata. Infatti stando alle parole della Gimbe, infatti, il tutto potrebbe essere incrementato dall’influenza.

Durante l’ultima intervista Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe, ha affermato: “Tutti gli inverni l‘influenza affolla gli ospedali e a gennaio c’è il rischio di una strage se, invece di chiudere la seconda ondata di Covid, facciamo partire la terza. Per questo serve il massimo rigore durante le feste“. Andiamo quindi a vedere il parere di Cartabellotta sui tanti decessi dell’ultima settimana.

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Covid, la Gimbe lancia l’allarme: “Serve più chiarezza sui decessi”

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Le parole della Fondazione Gimbe (Getty Images)

Ma il presidente della Gimbe, Nino Cartabellotta, è intervenuto anche sui decessi causati dalla pandemia. Infatti stando alle parole di Cartabellotta serve più chiarezza, visto che ad oggi non sappiamo dove siano registrati questi morti se in reparti ordinari, terapia intensiva, Rsa o casa.

Al momento sappiamo solo che l’età media dei decessi è superiore agli 80 anni. Stando proprio a questo dato si suppone che i morti derivano dai reparti ordinari, visto che le terapie intensive vede decessi nella fascia tra 50 e 70 anni.

Infine Cartabellotta resta scettico sulle misure di sicurezze messe in campo dal Governo. Infatti il presidente ha concluso affermando: “L’Rt scende, ma i contagi pur rallentando continuano a aumentare e i dati ospedalieri pure. Non conosciamo ancora l’effetto reale dei provvedimenti e l’Italia tutta gialla è un grande rischio dovuto più al desiderio politico che alla realtà epidemiologica“.

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L.P.

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