Camorra e appalti, arrestati 7 imprenditori vicino al clan Zagaria

9090rra e appalti, un nuovo filone dell’inchiesta “sistema Medea” ha fatto scattare le manette per persone che ricevevano lavori dai boss

camorra e appalti
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Dieci aziende avevano ottenuto dal 2001 al 2015 lavori d’urgenza delle rete idrica con affidamento diretto. Il sistema era ben rodato e questi lavori venivano assegnati dalla camorra a imprenditori a loro compiacenti.

Ecco quanto emerso dal nuovo filone dell’inchiesta “sistema Medea“, coordinata dalla Procura Distrettuale di Napoli, che ha svelato come i sette imprenditori riconducibili al clan Zagaria, arrestati dai Ros dei carabinieri, riuscissero a sbaragliare la concorrenza e a ottenere i lavori. L’accusa per loro è concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo gli investigatori il sistema di corruzione si era avvalso del politico regionale Tommaso Barbato, responsabile sino al 2005 del Settore Ciclo Integrato delle Acque della Regione Campania aveva procurato agli imprenditori legati agli Zagaria commesse in regime somma urgenza, favorendo così rilevanti introiti al clan camorristico. Barbato è già stato arrestato e condannato il secondo grado per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

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Nel nuovo filone sono state individuate dieci aziende facenti capo ai sette imprenditori destinatari del provvedimenti della magistratura. Tra il 2001 e il 2015 queste avrebbero beneficiato del sistema corruttivo organizzato dal clan vedendosi assegnare appalti nei lavori della rete idrica, ottenendo commesse per oltre 40 milioni di euro.

Tre gli arrestati c’è anche Antonio Fontana, ex sindaco di Casapesenna negli anni ‘90, città originaria degli Zagaria. I carabinieri hanno anche sequestrato preventivamente dieci imprese edili il cui valore è di circa  milione di euro. Queste hanno sede in provincia di Caserta e sono tutte riconducibili agli imprenditori coinvolti.

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