Rivolte contro lockdown ad Arzano, la Procura: “Dietro c’è la camorra”

Lockdown ad Arzano, dalla conferenza regionale di pubblica sicurezza di ieri è emersa l’ipotesi che le rivolte possano essere manovrate

Cesare Battisti
(Getty Images)

Ieri sera si è tenuta una conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza presieduta dal Prefetto di Napoli Marco Valentini. Secondo Il Mattino dalla riunione è emersa l’ipotesi della Procura che dietro le rivolte contro il lockdown ad Arzano possa esserci la mano della camorra.

Già dal lockdown di primavera la forze dell’ordine aveva acceso i riflettori sugli effetti che le restrizioni avrebbero potuto portare come l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nelle attività di imprenditori in difficoltà.

Zone particolarmente attenzionate dove la presenza dei clan è già rilevata come nei quartieri a maggiore rischio degrado e nei Comuni commissariati a causa delle infiltrazioni camorristiche. Proprio il Comune di Arzano è uno di questi e lo scorso 30 settembre il Consiglio dei Ministri aveva prorogato lo scioglimento di sei mesi.

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Rivolte ad Arzano, l’ipotesi degli inquirenti e i timori per i fondi europei

Alla riunione di ieri hanno partecipato i Prefetti e i sindaci delle cinque città campane capoluogo di provincia, il Procuratore di Napoli Giovanni Melillo, quello di Salerno Giuseppe Borrelli e il neo assessore regionale alla sicurezza Mario Morcone. Assente il governatore De Luca.

Il Prefetto di Napoli – scrive Il Mattino – ha posto particolare attenzione sui fondi del Recovery Fund che arriveranno in Campania e che saranno certamente a rischio vista la radicata presenza della camorra in regione.

Che la lunga e sporca mano della camorra quindi si possa allungare per ottenere i fondi europei, destinati soprattutto al sistema sanitario messo a dura prova in questi mesi, è un timore concreto e le forze dell’ordine e la magistratura sono ben consapevoli e stanno lavorando per cercare di prevenire che ciò non avvenga.

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