Teatro San Carlo, lavoratori in rivolta per il taglio degli stipendi

È tregua al San Carlo: dopo ore di protesta e minacce di cancellazione di concerti, i lavoratori del Massimo napoletano hanno assicurato la loro presenza agli eventi previsti per ieri e oggi a Ponticelli e Scampia. La situazione rimane comunque complicata, dopo le proteste scoppiate in seguito alla lettera della soprintendente Rosanna Purchia in cui si annunciava il congelamento dell’assegno integrativo aziendale, partendo dallo stipendio di luglio.

Un’ipotesi che ha fatto scatenare la reazione dei lavoratori che hanno richiesto le dimissioni della soprintendente: le rsu hanno indetto un’assemblea, pronti anche al blocco delle attività. È servito l’intervento del vicesindaco Sodano per far calmare le acque e distogliere i lavoratori dal continuare la protesta.

Nella lettera ‘incriminata’ la Purchia faceva riferimento all’articolo 3 comma 4 della legge del 2010 che vieta le prestazioni di lavoro autonome e diminuisce in maniera drastica  contratti integrativi delle fondazioni liriche: a Napoli ciò significherebbe un taglio delle buste paga di circa 6-700 euro. Secondo alcune indiscrezioni che arrivano dallo stesso San Carlo nelle casse del Massimo partenopeo ci sarebbero solo fondi Fus, mentre trapela anche il mancato versamento dei contributi da parte di Comune e Regione. Alle Rsu, venerdì è stata ribadita l’impossibilità di pagare l’integrativo, una notizia a cui ha fatto seguito la protesta dei lavoratori.

A calmare le acque è stato Sodano che, a quanto afferma Michele Maddaloni della Uil Campania, avrebbe garantito il pagamento dello stipendio e l’interessamento del sindaco per l’abrogazione della legge nell’occhio dei ciclone. Da Palazzo San Giacomo fanno però sapere che “l’interesse dell’amministrazione è garantire i diritti dei lavoratori”.