Business dei matrimoni al San Paolo, scatta l’inchiesta della Procura

Scene da un matrimonio al San Paolo. Non è il titolo di un film neomelodico, ma il nuovo filone d’inchiesta che vede incriminata la struttura di Fuorigrotta. Lo stadio sarebbe stato fittato abusivamente per realizzare le foto di matrimoni anche come garçonniere. Questa attività collaterale è finita nel mirino della Procura di Napoli, dopo una denuncia partita dall’assessore allo Sport Pina Tommaselli. La denuncia è per i pm un altro filone d’inchiesta, che andrà ad arricchire già i numerosi fascicoli sullo stadio, che affollano le scrivanie della Procura.

La Tommaselli ha parlato di una truffa ai danni dell’ente comunale, ad opera di dipendenti interni alla struttura. Nel mirino ci sono, infatti, soci cooperatori, lsu, dipendenti di Palazzo San Giacomo e addetti della Napoliservizi. Al momento non è possibile parlare di licenziamenti, poiché la situazione è ancora tutta da chiarire, ma lo scorso 15 maggio è partita un a prima indagine interna di Palazzo San Giacomo.

Il business dei matrimoni, infatti, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un meccanismo ben più complesso. Durante l’indagine, infatti, sono emersi altri particolari come falsificazione di cartellini di accesso allo stadio e duplicati, rivenduti a chi vuole provare il brivido di guardare una partita da bordo campo. Il dossier, quasi completato, sarà poi inviato alla Procura e alla Corte dei Conti.

L’inchiesta è partita dallo stesso Assessore Tommaselli, grazie alla pulce messa in un orecchio da una sua paziente. L’Assessore, che di professione fa il medico, si è vista chiedere da una sua paziente l’intercessione per realizzare qualche scatto fotografico dopo il matrimonio della figlia e che se non l’avesse potuta aiutare avrebbe pagato la mazzetta come tutti. L’importo della mazzetta sarebbe di 50 euro. Dopo le dovute verifiche da parte del Comune le foto allo stadio S. Paolo saranno regolamentate come al Maschio Angioino, che prevede il pagamento di un bollettino.