Delitto Rea: Parolisi incastrato anche da Facebook

Nel carcere di Marino di Tronto (Ascoli Piceno), dove da martedì è recluso per un’ordinanza di custodia cautelare (il rischio era l’inquinamento delle prove), ieri Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’Esercito accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea, si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia del gip Carlo Calvaresi. Il confronto si è tenuto alla presenza dello stesso gip e del pm ascolano Umberto Monti, che coordina le indagini, nonché dei legali di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile. Nessuna confessione dunque, finora solo proteste e professione d’innocenza: “Io in carcere e l’assassino di mia moglie in libertà”, avrebbe commentato il suo arresto con i carabinieri che lo hanno prelevato dalla caserma “Clementi” di Ascoli Piceno per condurlo in prigione; e ancora:  ”Caro Antonio, in questi momenti di grande preoccupazione, io grido la mia innocenza. Sono sereno con la mia coscienza, non ho fatto nulla”, avrebbe invece scritto in una e-mail inviata nella notte precedente all’arresto al giornalista Antonio Delitala, secondo quanto reso noto nell’edizione delle 12:25 di Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1, in cui lo stesso Delitala ha letto in esclusiva la missiva.

Invece, almeno secondo il sostituto procuratore Monti, Parolisi sarebbe rimasto strangolato nel “terribile imbuto” di una situazione divenuta ormai per lui incontrollabile a causa dell’inconciliabilità tra la sua relazione extra-conuigale con Ludovica Perrone, consolidatasi in due anni di intenso rapporto e sull’orlo della crisi, e il suo matrimonio con Melania, ormai logorato ma perdurante. Da una parte Ludovica, l’amante, divenuta ormai insofferente alla clandestinità cui Parolisi non riusciva a trovare alternativa, rinviando sempre di fare e dire ciò che le prometteva di continuo e cioè di avviare realmente un discorso sulla separazione con Melania e con i suoceri per poi ufficializzare la loro storia, presentandosi ai genitori di lei, finalmente libero; dall’altra Melania, la moglie tradita e consapevole ma ancora innamorata, per niente disposta a cedere, tanto che aveva già affrontato per due volte Ludovica per telefono chiedendole di mettersi da parte e lasciare in pace il marito.

Solo a leggere l’ordinanza nella quale il pm Monti ha circostanziato il contesto nel quale è maturato l’omicidio e quindi tutte le accuse contro Salvatore, richiedendone la custodia cautelare in carcere, poi accolta in pieno dal gip Carlo Calvaresi, viene l’angoscia e, soprattutto dalle pagine in cui sono riportati i vari messaggi che Ludovica e Salvatore si sono scambiati su Facebook, emerge chiaro il dramma di un uomo sempre più coinvolto ed esasperato dalla sua amante, da marzo in poi divenuta più pressante, duramente critica e sprezzante per l’incapacità di lui di fare concretamente le valigie e andarsene, pronta a rinfacciargli ogni volta le sue promesse mancate.

A lui non risparmia umiliazioni e mortificazioni Ludovica, apostrofandolo con insulti ripetuti (“sei una merdaaa!”; “sei una merda di uomo e basta!… mi fai schifo xkè sei stato il peggiore di tutti!!!… ripetermi che mi fai schifo è poco!!!!!!”; “ma nn ti fai schifo da solo?!??ma devo dirtelo io che sei l’ultimo uomo sulla faccia della terra che tratt la persona che dice di amare dopo 2anni ancora così??? […] se nn sei capace..se nn hai il carattere..se sei una persona che con lei sa solo abbssare la testa..lo sarai ora come tra 10anni..e allora ogni volta ti piegherai.. soccomberai… per carità… nn so che farmene di una vita con un uomo così..”; “sei veramente l’ultimo degli uomini… per una merda come te.. sei un fallito.. non sei in grado di fare nulla..”), imponendogli aut aut con la ripetuta minaccia di lasciarlo se non avesse risolto entro breve tempo la questione, senza più titubanze, senza “se” e senza “ma” (io spero che tu stia già parlando e stia già chiudendo tutto..poi se vuoi stare con me bene..altrimenti io nn voglio proprio sentire la parola..”ancora un pochino di pazienza..” non esiste […] non mi chiedere di soffrire ancora un pochino o altro..perchè io il rispetto per me stessa nn lo perdo e o tu mercoledi sera o al massimo giovedi mattina sei qui..o la storia la chiudo io..senza altre proroghe..non mi costringere a dimostrarti che non ho mai scherzato su questo punto.”; “ti avevo giurato che se nn venivi dopo tutto il tempo che ti ho dato x me finiva qui..e cosi è!perchè a differenza tua quando faccio una promessa io la mantengo!la corda la stai tirando da troppo tempo..e quando si ama davvero non ci si comporta in questo modo!sei l’ennesimo fallimento…il peggiore di tutti..e ti giuro sulla mia vita che stavolta io nn torno indietro..le stronzate valle a raccontare a qualcun’altra..io sono satura e finita..grazie per avermi fatto arrivare a questo punto..sei riuscito a farmi toccare il fondo anche se avevo giurato a me stessa che nessuno mai ci sarebbe piu riuscito” ; “o tu te ne vai di casa subito o è finita per sempre basta nn ci sono alternative.”). 

Mentre lui si accartocciava nelle sue stesse bugie, tessendo con le sue mani ragnatele inestricabili di menzogne, tentando in affanno di recuperare la fiducia di Ludovica rinnovando le promesse tra mille giustificazioni, autoaccuse, richieste di comprensione e di possibilità di chiarimenti, ma contemporaneamente inventandosi legali e accordi di separazione troppo svantaggiosi per le sue finanze al fine di prendere altro tempo e rinviando ogni volta una soluzione ormai ineludibile.

Fino all’ultimo appuntamento con Ludovica ad Amalfi, dove avrebbe dovuto presentarsi ai genitori di lei il 23 aprile, finalmente da uomo libero, dopo aver lasciato Melania, per fidanzarsi ufficialmente con la sua ex-allieva e trascorrere con la famiglia Perrone un periodo di vacanza, dando finalmente avvio ad una relazione stabile e alla luce del sole. Appuntamento che però stava trasformandosi nell’ennesimo impegno mancato da parte di Salvatore e una nuova tenaglia nelle mani di Ludovica, come testimonia un altro messaggio di lei finito negli atti dell’inchiesta: “Ieri ho anche litigato con mia mamma per te…per la questione di amalfi..xkè lei nn crede che tu alla fine venga e nn voleva prendere impegni o avvisare lilla per nulla..poi te lo spiego…ma io gli ho giurato che tu saresti venuto…perciò spero che tu mi eviterai almeno questa figura di merda…xkè altrimenti veramente le nostre strade si dividerebbero senza scuse o ragioni che tengano..baci.” E i fatti sono confermati dalle dichiarazioni di Ludovica e dei genitori di lei, nonché dalla verifica in albergo della prenotazione fatta dal padre di Ludovica per i giorni 23 e 24 aprile per ospitare Salvatore.

La tragedia si è consumata il 18 aprile; il giorno successivo Salvatore sarebbe dovuto partire con Melania e la piccola Vittoria per tornare a Somma Vesuviana, paese d’origine. Il tempo stringeva, le bugie si erano accavallate e Ludovica non avrebbe prorogato la tregua: il rientro in Campania era l’occasione programmata per definire e concludere, secondo Ludovica, la separazione con la moglie, presentata ormai come “cosa fatta”, ma che nella realtà di Salvatore era rimasta ancora nella forma embrionale di un ostacolo emotivo tutt’altro che elaborato, una montagna ancora tutta da scalare, immensa, immobile, inesorabile.

Questa la tesi del movente secondo l’accusa, supportata, tra gli altri riscontri, indizi, intercettazioni telefoniche e testimonianze, dalle conversazioni sul noto social-network, al quale Salvatore si era registrato sotto il profilo di Vecio Alpino. Il giorno 19 aprile, quello dopo la scomparsa della moglie ma precedente il ritrovamento del cadavere, in piena fase di ricerche, Salvatore si affretta a chiamare Ludovica per chiederle la cancellazione dell’amicizia tra i loro profili, che verranno successivamente entrambi disattivati, nel vano tentativo di cancellare ogni traccia di una relazione da lui inizialmente negata, poi confessata ma sminuita al rango di una scappatella senza importanza. Tracce che invece, insieme a molte foto, attraverso una rogatoria internazionale e un viaggio nel server di Facebook a Palo Alto, California, sono state tutte recuperate, trascritte e consultabili al sito:  

http://download.repubblica.it/pdf/2011/documento_ordinanza_19luglio.pdf

 

 

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