Da Palazzo Montecitorio a Poggioreale: Papa, deputato Pdl, ultimo illustre ospite del carcere napoletano

La Camera ha votato per l’autorizzazione all’arresto di Alfonso Papa (deputato Pdl accusato di corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale nell’ambito dell’inchiesta P4) che, in aula insieme alla moglie – svenuta al momento dello scrutinio – ha assistito in diretta al compiersi del suo destino e al tradimento della Lega, alla quale (o meglio, ad una fazione della quale) è da attribuire la responsabilità della maggioranza dei sì. L’esito della votazione a scrutinio segreto non è un enigma tanto difficile da risolvere: 319 sì e 293 no denunciano apertamente che ci sono voluti anche i voti dell’alleata del governo per spedire Papa in galera.

Sicchè il gip, avendo ricevuto la comunicazione del via libera al procedere della Camera, ha notificato l’arresto e disposto per lui la carcerazione, come misura cautelare, a Poggioreale. Pare che l’onorevole fosse intenzionato a costituirsi e fosse già diretto, invece, presso il carcere di Orvieto (Terni), ma che, raggiunto dall’ordinanza e dalla Guardia di Finanza, si sia consegnato quale “ostaggio politico” – così si è autodefinito parlando ai giornalisti all’uscita da Montecitorio – per essere quindi trasferito a Napoli.

I cancelli della casa circondariale per lui si sono aperti intorno alla mezzanotte. Ora lo aspettano l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Luigi Giordano, che ha accolto la richiesta di carcerazione avanzata dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, e la decisione del tribunale del riesame. La sua posizione potrebbe infatti aggravarsi se venisse accolta in appello anche la richiesta per altri gravi reati contestatigli quali l’associazione segreta – alla P4, appunto – finalizzata a delinquere, esattamente come la P2 di Licio Gelli.

Questo è infatti il secondo filone d’indagine che potrebbe innestarsi sul primo, ossia sulle rivelazioni di notizie coperte dal segreto cui Papa, secondo l’accusa, aveva accesso tramite “talpe” della Guardia di Finanza e finanche del Sismi e che girava a Bisignani e utilizzava, direttamente o indirettamente, per aumentare il suo prestigio personale, ricattare imprenditori e ottenere vantaggi: anche in questo caso, come in quello del delitto di Melania Rea, la procura procederà attraverso una rogatoria per potere acquisire dati sulla posta elettronica di Luigi Bisignani.

 

 

 

 

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