Falcone, Mattarella: “La mafia c’è ancora, lo Stato deve vigilare”

Nel giorno che commemora la morte di Giovanni Falcone, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda l’impegno nella lotta alla mafia.

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Il Presidente della Repubblica presente nella commemorazione di Giovanni Falcone a Palermo
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Come ogni 23 maggio si ricorda il vile attentato del quale Giovanni Falcone rimase vittima. La strage di Capaci è stato un momento tragico per l’Italia. Nell’attentato morirono il noto magistrato oltre alla moglie e agli uomini di scorta.

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Per tenere viva la memoria di queste tragiche morti, il Capo dello Stato ha presenziato le celebrazioni tenutesi a Palermo. Ha prima deposto una corona d’alloro, per poi tenere un lungo discorso nell’aula bunker dell’Ucciardone, simbolo della lotta alla mafia.

Falcone, Mattarella avverte: “La mafia esiste ancora”

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Le parole del Presidente della Repubblica
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Nel suo discorso Mattarella ricorda come la mafia sia tutt’altro che sconfitta: “Lo Stato ha l’obbligo di tenere alta l’attenzione su questo fenomeno. Ringrazio Maria Falcone per questo evento, che da triste e angosciante diviene momento di consapevolezza, di reazione, coinvolgendo sempre più i giovani”.

Il Capo dello Stato ricorda l’opera del noto magistrato, ribadito con parole precise dalla ministra Cartabia: “Fu un lavoro straordinario. Capì per primo che bisognava attuare una protezione penale degli interessi finanziari. La ricerca e il contrasto della prevenzione economica della mafia furono un successo nel prevenire ed indebolire il suo potere”.

Dura critica alle divisioni nella magistratura

Il presidente poi avanza una riflessione sull’attuale stato della magistratura italiana: “La sua credibilità e la capacità di riscuotere fiducia è imprescindibile nello svolgimento della vita della Repubblica. Gli strumenti ci sono: si affrontino i problemi con chiarezza, superando divisioni che ne minano il prestigio e l’autorevolezza dell’organo”.

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La conclusione del suo messaggio è poi rivolta ai giovani, assenti per il secondo anno consecutivo: “Voi giovani che gridate no alle compromissioni, alle clientele, alla complicità, alla violenza costituite un monumento vivo e prezioso. In voi si esprime la voce della società”.