Vaccino e mafia, l’allarme del Viminale: “Rischio infiltrazioni”

Vaccino, secondo l’organismo istituito per vigilare sulle infiltrazioni mafiose, la distribuzione del vaccini potrebbe essere un interesse 

Distribuzione vaccini
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La domanda per il vaccino anti-Covid è alta mentre l’inizia offerta bassa viene definita fisiologica. Per questi fattori non è escluso che le mafie possano interessarsi alla diffusione del vaccino ed entrare in questo giro d’affari. Le criminalità organizzate sono gigantesche imprese sempre pronte a fiutare i grandi investimenti che possano fruttare una montagna di soldi e il vaccino è tra queste.

L’allarme è lanciato dall’organismo permanente di monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazione. Da più parti, fin dai primi mesi dell’emergenza sanitaria, è stata posta l’attenzione su eventuali interventi delle mafie nella crisi economica scatenata dalla pandemia. Com’è ormai noto da decenni, le mafie cercano di sfruttare ogni occasione per inquinare l’economia legale e guadagnare fior fiori di miliardi.

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Vaccino, distribuzione nel mirino dei clan

Prima dei vaccini gli interessi dei mafiosi, secondo gli organi di polizia e della magistratura, si erano concentrati entrando negli affari delle sanificazioni, provando anche a dirottare gli aiuti statati ed europei nelle loro casse o fornendo liquidità agli imprenditori in difficoltà, acquisendo direttamente o indirettamente le imprese.

L’attenzione, si legge nel documento, va posta sul flusso di denaro destinati agli aiuti già previsti come sovvenzioni e bonus, ma anche su quelli futuri come il Recovery Fund. La vasta diffusione dei vaccini che riguarda tutto il paese, è un altro importante punto sul quale bisogna accendere i riflettori.

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Nelle ultime ventiquattro ore sono state settantamila le persone vaccinate in Italia. Secondo l’ultimo aggiornamento del Report Vaccini del Ministero della Salute, alle 00.25 di oggi, 6 gennaio, sono stati vaccinati 259.481 cittadini. Nel Lazio sono state somministrate il 77.9% delle dosi consegnate finora. È la regione con la percentuale più alta.