Riapertura scuola, presidi del Lazio: “No al 7 gennaio senza condizioni”

Riapertura scuola, presidi del Lazio contrari al ritorno in aula “Qui manca un piano. Noi inascoltati, non come a Milano”

rientro a scuola
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I presidi della scuola del Lazio non vogliono sentir parlare di riapertura degli istituti fin quando dagli organi che si interessano di trasporto pubblico e sanità non daranno garanzie. La scuola torna ad essere il nodo e l’interrogativo principale della ripresa dopo le festività natalizie.

Tutto è però ancora da decidere anche sulle zone per ogni regione. Con i dati che fornirà l’Istituto Superiore di Sanità in questi giorni si potrà stabile come muoversi. Proprio oggi il virologo Fabrizio Pregliasco ha invocato nuove misure perché la curva dei contagi cala ma troppo lentamente.

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi per il Lazio Mario Rusconi ha detto all’AdnKronos che “Ad oggi manca nella Regione ancora il piano trasporti” ed è per tale motivo che l’assessore regionale D’Amato ha affermato che le superiori non torneranno in presenza il 7 gennaio, sa che il Lazio “non è in grado di garantire le condizioni di sicurezza”.

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Rientro a scuola, Ruscioni: “Si rovinano le giornate dei nostri adolescenti”

La denuncia del presidente Ruscione è che il Lazio come altre regioni non ha un piano trasporti dettagliato con gli orari. C’è il rischio quindi che i giovani siano lasciati “bighellonare” in strada fino all’inizio delle lezioni.

L’associazione è da sempre contraria alla Dad e a favore delle lezioni in presenza purché ci siano le giuste condizioni. Far entrare i ragazzi alle 10 – prosegue Ruscioni – significa farli uscire alle 16 poi c’è il tempo di rientro a casa, “rovinando la giornata dei nostri adolescenti da un punto di vista fisiologico e di studio”.

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Il punto principale è che non bisogna agire solo sulla scuola ma “in un progetto globale di aziende, uffici, negozi” con gli orari dei trasporti. A Milano i presidi sono stati ascoltati, denuncia in fine Rusciani, “qui a Roma no“.