Conte: “Chi rifiuta tre fasce ci porta al lockdown nazionale”

Il capo del governo Conte in un’intervista al Corriere della Sera difende la strategia delle chiusure mirate

Conte
Le parole del premier (Getty Images)

Nessuno voleva e vuole il lockdown. Non è un bene per l’economia né per altri aspetti sociali della nazione e così per fronteggiare la seconda ondata di Covid-19 si è studiato un lockdown alternativo, più flessibile e meno rigido. Non sono però mancate ugualmente le polemiche e le proteste contro la decisione di dividere il paese in tre fase emergenziali, segnate con tre diversi colori.

Non è contento il presidente della Campania Vincenzo De Luca che si aspettava di stare almeno in zona arancione così come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Più comprensibilmente non sono contenti neanche i governatori delle quattro Regioni rosse (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Calabria) e ha protestato anche il presidente della Sicilia Nello Musumeci che ha visto in questa decisione una causa più politica che sanitaria.

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Conte: In malafede chi accusa di discriminazioni politiche”

Nell’intervista al Corriere della Sera Giuseppe Conte sembra riferirsi proprio a chi come Musumesi ha accusato il governo, in concerto con il Cts, di assumere la decisione di collocare questa o quella Regione in una fascia in base al colore politico delle giunte.

“Chi ci accusa di agire sulla base di discriminazioni politiche è in malafede” ha detto il premier, aggiungendo che non si vuole discriminare nessun territorio del paese come aveva anche ribadito ieri. Non c’è la volontà del governo di tornare indietro, l’esecutivo resta fermo sulla decisione della divisione in tre fasce e chi non lo accetta, dice, ci porta verso il “lockdown generalizzato” e ribaltando il noto detto afferma che in quel caso “mal comune non sarebbe mezzo gaudio ma disastro per tutti”.

Sul sospetto che le Regioni falsino i dati per stare in un’altra area emergenziale, Conte risponde “Non oso neppure pensarlo” perché ciò metterebbe a rischio la vita dei propri concittadini.

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