Napoli, cellulari e chiavistelli in carcere: fermato drone a Secondigliano

Ignoti volevano spedire cellulari in carcere con un drone che è stato intercettato dalla Polizia Penitenziaria

Cellulari in carcere
Carcere (Getty Images)

Dieci cellulari, dieci schede telefoniche e diversi chiavistelli. Questo è quanto ignoti hanno provato a introdurre nel carcere napoletano di Secondigliano con un drone che è stato intercettato dalla Polizia Penitenziaria.

Non è la prima volta che avvengono episodi del genere e non solo a Secondigliano. Negli ultimi mesi vari sono stati i tentativi di fornire ai detenuti, soprattutto membri della criminalità organizzata, strumenti utili per le comunicazioni con l’esterno.

Non è neanche la prima volta che i sindacati della Polizia Penitenziaria sottolineano che necessitano di strumenti tecnologici per fermare questi tentativi, dotando il corpo di strumenti tecnologici più avanzati.

Nonostante le risorse non siano ricche e i turni massacranti, gli agenti sono riusciti a sventare il pericolo dicono Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria.

Il sindacato nei giorni scorsi aveva anche denunciato quella che è stata la sedicesima aggressione avvenuta in un carcere italiano dall’inizio dell’anno.

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Cellulari in carcere, episodi anche ad Avellino

Altri episodi dimostrano come sia fondamentale per alcuni detenuto comunicare con l’esterno per disporre ordini nel proseguo delle attività criminali, mettendo il pericolo l’incolumità dei cittadini.

È il caso del carcere di Avellino che in un mese ha registrato due episodi. Ai primi di settembre un pallone era giunto in carcere dall’esterno con all’interno quindici telefoni cellulari. Qualche giorno fa ancora un tentativo simile nella casa circondariale irpina ma in entrambe le occasioni gli agenti della Penitenziaria sono stati più veloci dei detenuti a cui era indirizzato il pallone, sequestrando il materiale.

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