Camorra, dodici arresti a Caserta: imponevano cantanti neomelodici

Non solo imponevano le tangenti ai commercianti, ma li obbligavano anche ad acquistare gadget pubblicitari a un prezzo superiore a quello di mercato: per questo il Nucleo investigativo del comando provinciale di Caserta ha arrestato dodici affiliati al clan dei Casalesi-gruppo Schiavone. L’accusa nei loro confronti è di associazione mafiosa, estorsioni, detenzione illegale di pistole, cessione di droga, reati aggravati dal fine di voler agevolare il clan di riferimento.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia dopo una lunga indagine partita nel 2009 per contrastare le fazioni che facevano capo a Nicola Schiavone, figlio di Francesco, detto Sandokan, molto attive nel comuni del Casertano. Già nel giugno del 2010 c’era stata l’emissioni di un decreto di fermo nei confronti di dieci appartenenti ai Casalesi.

Ora arrivano nuovi arresti, con l’inchiesta che ha portato alla luce anche il legame tra il gruppo criminali e una serie di cantanti neomelodici: ristoratori, organizzatori di feste patronali e di piazza, titolari di emittenti televisive locali erano, infatti, costretti a scritturare cantanti neomelodici. Questi prendevano soltanto una parte minore del compenso, mentre la somma più cospicua finiva nelle mani del clan: tra le cantanti in questione c’era Ida D’Amore, compagna del boss Giuseppe Esposito (finito in manette). Tra gli altri neomelodici imposti dalla camorra ci sono Franco D’Amore, Nico Desideri, Ciro Rigione (noto un tempo come Ciro Ricci), Nico D’Ambrosio, Tony Calice, Mauro Landi, Flavio Marino e Giovanna Romano.

Le indagini hanno consentito di evidenziare anche la facilità con la quale gli arrestati riuscivano a rifornirsi di stupefacenti e il ruolo centrale svolto da Silvana Limaldi, vedova di Ettore Falcone, boss di Aversa ucciso nel 1990: la donna custodiva le armi del clan e offriva supporto logistico agli affiliati, mettendo a disposizione la propria abitazione per lo svolgimento di riunioni, alle quali prendeva parte.