Operai nel cratere del Vesuvio: la protesta va avanti

Non hanno alcuna intenzione di fermare la loro protesta fino a quando non avranno risposte concrete dalle istituzioni: i sei operai ex Lsu della cooperativa Vesuvio, Natura e Lavoro sono dallo scorso 10 maggio all’interno del cratere del Vesuvio. Accampati su un puntone roccioso, non torneranno a casa fino a che non riceveranno risposte sul loro futuro: una protesta che è arrivata fino al Quirinale, dopo il messaggio rivolto a Napolitano dagli operai all’interno del cratere.

“Chiediamo al Capo dello Stato – afferma Ciro Fusco, sindacalista della Cisl – di attivarsi per aiutarci a riottenere il nostro lavoro2. Un appello rivolto al presidente della Repubblica dopo che le altre istituzioni hanno fatto orecchie da mercanti: “Abbiamo avvertito una grossa solitudine – spiega Fusco – e un forte senso di abbandono da parte delle istituzioni coinvolte nella nostra vicenda: Regione, Ente Parco e Comunità del Parco”. 

Enti che ora dovranno incontrarsi per mettere la parola fine a una situazione che sta iniziando a incidere sullo stato di salute dei sei operai: dopo dieci giorni di protesta alcuni di loro hanno perso diversi chili e le condizioni meteo non aiutano certo. Il caso è approdato anche in Parlamento dopo l’interrogazione al ministro Clini presentata dalla deputata del Partito Democratico Luisa Bossa, in cui si chiede la convocazione di un tavolo tecnico che veda la partecipazione da parte di tutte le istituzioni coinvolte. Incontro auspicato anche da parte dei sindacati che si sono rivolti al Prefetto per richiedere un tavolo immediato, mettono in guardia sui rischi di una situazione “che si sta sottovalutando”.