Omicidio Melania Rea: la verità di Salvatore al Tribunale del Riesame

La verità di Salvatore sulla morte di Melania sarà ascoltata stamattina dai giudici del Tribunale del Riesame dell’Aquila, davanti ai quali, hanno dichiarato i suoi avvocati, il caporalmaggiore dell’esercito rilascerà dichiarazioni spontanee. Si difenderà dall’accusa di omicidio volontario aggravato dal  vincolo di parentela, crudeltà (pena che prevede anche l’ergastolo in caso di condannae vilipendio di cadavere e tenterà di convincere la corte di non aver sferrato lui le 32 coltellate che hanno provocato il dissanguamento della giovane moglie e mamma della sua unica figlia, Vittoria, 2 anni fra qualche mese. E i giudici dovranno decidere sulla sua scarcerazione. Si è sempre dichiarato innocente, ha detto che lui non c’era a Ripe di Civitella, dove è stato rinvenuto il cadavere di Melania, quel 18 aprile tra le 14 e le 15:30, arco temporale in cui è avvenuto l’omicidio: era a Colle San Marco a dondolare la figlia sull’altalena mentre la moglie si era allontanata per andare nel bagno del bar ristorante “Il Cacciatore”. Ha però mentito continuamente, spudoratamente, depistato le immagini, confessato solo messo con le spalle al muro, è stato più volte smentito e, comunque, tutti gli elementi che ha fornito agli inquirenti per dimostrare la sua innocenza non hanno trovato riscontri, anzi. Tutti gli elementi raccolti sono contro di lui: orari, contesti e circostanze non depongono in suo favore. 

A partire dalla sua presenza/assenza a Colle San Marco, dove non ci sarebbe traccia di lui (né di Melania né della piccola Vittoria) fino a un’ora dopo la morte della moglie. Eppure lui dice di esserci stato con tutta la famiglia, asserisce che Melania si sarebbe allontanata proprio da lì e che lui l’avrebbe attesa alle altalene, mentre intratteneva la piccola Vittoria. Ma nessun testimone conferma la loro presenza, nessuno li ha visti e non compaiono neppure nelle foto delle altalene, scattate da alcuni ragazzi in gita sul pianoro; lo stesso cellulare di Parolisi non aggancia la cella di Colle San Marco che alle 15:26, quando lui si sarebbe deciso a chiamare Melania per capire il motivo di una tanto prolungata assenza. Anche il giorno successivo alla morte di Melania, quando cioè il medico legale ha stabilito che sono stati inferti i tagli post-mortem (una svastica e un altro simbolo di difficile interpretazione -sembrerebbe una “L”-)  per sfregiare il cadavere, probabilmente al solo scopo di depistare le immagini e rendere credibile il coinvolgimento di una setta satanica, Salvatore Parolisi “sparisce” per un’ora e, in piena fase di ricerche della moglie scomparsa, non si sa invece  che fine abbia fatto lui.

Di sicuro c’è che in quello stesso giorno si è premurato di telefonare a Ludovica, la sua ex-allieva e amante, per suggerirle di cancellare alcune prove della loro relazione (importante, duratura, in fieri e affatto storiella da nulla già terminata, come invece aveva dichiarato lui), come ad esempio l’amicizia tra i loro profili su Facebook e gli stessi accounts. Operazione ingenua quanto inutile, visto che tutti i dati, le foto, le conversazioni e i messaggi sono stati recuperati grazie ad una moratoria internazionale che ha permesso ai magistrati di conoscere ogni pensiero messo per iscritto dai due. Ed anche in questo caso la verità rivelata non depone a favore di Salvatore, che appare pressato dalle continue richieste di Ludovica di dare una svolta concreta alla loro unione, uscendo una buona volta di casa con le valigie in mano e mettendo così fine al matrimonio con Melania, incapace di dare seguito alle sue promesse continuamente rinnovate all’amante ormai divenuta insofferente dopo due anni e mezzo di clandestinità, intrappolato dalle sue stesse bugie, venutesi ad accavallare fino a rendere incompatibili le due situazioni sentimentali parallele. Qui, secondo il Gip di Ascoli, Carlo Calvaresi, primo titolare dell’indagine, Salvatore sarebbe finito in un fatale “terribile imbuto” che lo avrebbe indotto all’uxoricidio.

Ci sarebbe di più, invece, secondo il Gip di Teramo, Giovanni Cirillo, oltre al movente passionale: qualche storia strana, qualche segreto molto compromettente sulla caserma di cui Melania era venuta a conoscenza e riguardo al quale rappresentava uno scomodo teste.

E’ già entrato in tribunale, davanti ai giudici, i suoi avvocati stanno illustrando la documentazione raccolta in sua difesa e presentando un’estesa memoria del loro assistito. Restiamo in attesa della verità di Salvatore.