Il MAV a rischio chiusura, parla il direttore Cacciola

“Meta suprema dell’arte è cogliere l’essenza dell’apparenza”. Così sosteneva Morandotti e, forse, mai pensiero si rende oggi più vicino rispetto alla fruizione dell’arte così come intesa dal MAV, il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano. Qui l’arte diventa un prolungamento di se stessi e ci si trova immersi in un passato antico grazie alle tecnologie all’avanguardia utilizzate per far rivivere la costa vesuviana al tempo della colonizzazione romana, fra rumori e profumi tipici, fra realtà e apparenza, in un viaggio a ritroso nel tempo e nell’arte. Eppure, nonostante l’eccellenza della fruizione alternativa dei percorsi culturali ercolanesi, il MAV è a rischio chiusura: un allarme purtroppo ormai noto a molti istituti museali italiani, che si trovano a dover fronteggiare la riduzione drastica dei fondi provenienti dalle istituzioni.

A tal proposito abbiamo intervistato il Direttore del Museo MAV, Ciro Cacciola, per meglio comprendere la reale situazione di quello che sta diventando sempre più un vero e proprio “allarme cultura”.

I tagli alla cultura e la negligenza istituzionale stanno provocando un processo degenerativo del nostro patrimonio artistico – culturale: come sta vivendo questo momento il MAV?

Le difficoltà di una politica di riduzione delle risorse finanziarie da parte degli enti pubblici, soci della fondazione cives, sono ovviamente pesanti e ci costringono a un ripensamento e a una riorganizzazione delle nostre attività. Purtroppo, nel senso di una riduzione. Nel 2011 abbiamo dovuto rinunciare a tutta la programmazione culturale e di eventi legata all’estate. La mancanza di fondi non ci ha consentito di ripetere le esperienze molto positive dello scorso anno.

Dove sono finiti i fondi promessi dalle istituzioni?

Questo noi non lo sappiamo. Immagino che la mancanza di fondi derivi da una generale diminuzione di risorse nazionali trasferite agli enti locali.

Quanto un museo come il MAV arricchisce e completa l’offerta territoriale?

Nei tre anni di attività del museo abbiamo avuto più di 200.000 visitatori paganti. Oltre 50.000 persone hanno visitato le nostre mostre e hanno partecipato ai nostri eventi. Abbiamo organizzato iniziative e mostre su Pasolini, Kubrick, Truffaut, rassegne di teatro e cinema per bambini. Insomma il MAV ha rappresentato in questi anni un punto di riferimento per l’intero territorio della costa del vesuvio. Lo abbiamo fatto attraverso un’offerta culturale legata al mondo dell’archeologia e attraverso eventi di grande qualità.

Tecnologia e archeologia sapientemente combinati assieme per creare una fruizione touch del territorio e del tessuto storico delle antiche province romane: un progetto ambizioso e perfettamente riuscito. Ma come spiega il fatto che all’Estero questo museo sia decisamente più apprezzato che in Italia?

Perché all’estero hanno più attenzione al patrimonio culturale e soprattutto alla sua fruizione. Il MAV rappresenta, in questo senso, un caso unico in Italia e in Europa di connubio tra tecnologia e beni culturali. La tecnologia aiuta la diffusione e la fruizione, soprattutto per le giovani generazioni, del patrimonio culturale, artistico e archeologico. Lo rende più affascinante e più familiare, grazie all’uso della luce.

Che futuro si prospetta per questo museo?

Abbiamo delle difficoltà, derivanti dalla mancanza di risorse, ma anche numerosi progetti, anche internazionali, che a mio parere consentiranno al MAV di poter progressivamente continuare a lavorare in autonomia. Abbiamo necessità che i soci (Comune di Ercolano, Provincia di Napoli e Regione Campania) ci sostengano per la fase in cui questi progetti saranno realizzati. Occorrono due anni. Credo che sia una sfida in cui tutti debbano credere e investire, per costruire un pezzo di futuro di questo territorio.

 

 

 

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