Nuovo colpo alla camorra: in manette il boss Dell’Aquila, latitante dal 2002

Era un vero mago della fuga Giuseppe Dell’Aquila (49 anni), detto anche “Pepp’ o ciuccio”, inserito nella lista, pubblicata dal Ministero dell’Interno, dei latitanti più pericolosi d’Italia ricercati dalle Forze di Polizia, almeno fino alle 5:30 di questa mattina, quando agenti della Squadra Mobile di Napoli e del Servizio Centrale Operativo lo hanno scovato in una villetta di Giugliano, zona Varcaturo, senza dargli, questa volta, via di scampo. A suo carico accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso, rapina, ricettazione, riciclaggio, porto abusivo di armi e altri reati. Scappava da luglio 2002, da quando cioè, rimesso in libertà nel 2001 ma sotto sorveglianza speciale per avere ancora una pena residua pendente da scontare, sparì dalla sua abitazione per sottrarsi al nuovo ordine di carcerazione emesso dalla procura generale della Repubblica di Napoli. Da allora, pur braccato e varie volte intercettato, era riuscito a far perdere le sue tracce “dissolvendosi nel nulla” e seminando gli agenti in punta di cattura. Ad aprile 2009 era sfuggito per un pelo, sempre nel giuglianese, alle perquisizioni dei Carabinieri eseguite nell’ambito delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia per estorsione aggravata (“il pizzo”), culminate col fermo di altri cinque affiliati al clan camorristico Mallardo. Nell’agosto dello stesso anno pare che addirittura, raggiunto da una motovedetta per un controllo su uno yacht in uso a pregiudicati, che navigava nello stretto di Procida e che era stato poi fatto attraccare nel porto di Mergellina, si sia gettato in mare, allontanandosi a nuoto da chi gli stava dando la caccia.

Questa volta, tuttavia, il rastrellamento è stato talmente serrato che il boss della camorra, personaggio di spicco e di autorità della malavita organizzata è stato arrestato. La sua storia parla di affiliazione ai clan Mallardo-Contini, nonché di un ruolo da capo indiscusso. Negli anni ’80 avrebbe dato vita all’ “Alleanza Secondigliano”, un’aggregazione di famiglie camorristiche che scatenò una sanguinosa faida tra rivali. La sua ascesa e il fatto che fosse legato a Patrizia Giuliano, sorella di un boss di Forcella, scongiurò, secondo la testimonianza di un pentito, la decimazione dei Giuliano, voluta dalle famiglie Mallardo, Contini e Licciardi. La sua attività era volta ad assicurare il controllo della camorra in affari di natura imprenditoriale-commerciale e, soprattutto, nel mattone selvaggio.

 

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