L’aggressione a Lettieri e la solidiarietà bipartisan

Ieri intorno alle 16, in piazza San Gaetano, nel cuore del centro storico della città, il candidato a sindaco Gianni Lettieri è stato aggredito da un gruppo di soggetti appartenenti ai centri sociali. Lettieri è stato strattonato e insultato in virtù del fatto di appartenere ad una categoria politica sicuramente diversa rispetto a quella professata dagli aggressori. Ad ogni modo il candidato sindaco è riuscito a  rifugiarsi nella vicina chiesa di San Lorenzo, scortato dai suoi collaboratori e da agenti accorsi sul posto. Il caso ha però smosso subito la solidarietà delle varie caste politiche, in quanto Lettieri ha subito ricevuto messaggi di appoggio anche dai suoi diretti avversari per la scalata della nomina a sindaco di Napoli. “Tra i primi a telefonare –  tiene a dire Lettieri – è stato il ministro Maroni che si è detto molto preoccupato per quanto sta accadendo”. E poi in rapida successione i ministri Carfagna, Galan e Alfano, i candidati a sindaco della città Morcone, Pasquino, De Magistris, il governatore Caldoro, l’ormai quasi ex sindaco Iervolino e Bassolino.

Ad ogni modo Lettieri non ha subito nessun tipo di ferita o simile e, non appena ristabilita la situazione, ha così commentato l’accaduto: << Mi hanno urlato “sei un fascista”, “devi morire”, ma questo episodio non mi fa pentire di essermi candidato per guidare la mia città, anzi mi fa dire che devo andare avanti con maggiore convinzione >>. Ad oggi la Digos sta indagando sui fatti per capire cosa realmente sia avvenuto in quel lasso di tempo.

La situazione politica che sfocia in aggressioni, a prescindere dal partito politico di aderenza, non è mai un esempio civile di comportamento democratico: ognuno ha il diritto di esporre le proprie idee e i propri ideali, ma da qui alla violenza, si cade nel baratro dell’inciviltà più pura che, oltretutto, non porta da nessuna parte e non giova a nessuno.

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