Stupro in gita: le indagini, due bulli si scusano

bullismo Proseguono le indagini sugli abusi subiti da un tredicenne di Posillipo in gita in Puglia. Sette compagni di classe gli autori della violenza, tra questi in due hanno chiesto scusa con una lettera inviata ai genitori: spiegano di non aver preso parte all’abuso. Altri si compiacciono su Facebook ed è anche per questo che gli inquirenti hanno allegato conversazioni in chat e messaggi vari provenienti dal social network più gettonato. I militari della stazione comandata dal luogotenente Tommaso Fiorentino si occupano del caso dopo la segnalazione, andata parzialmente a vuoto, in fase iniziale, da parte dei genitori del tredicenne. Questi, infatti, avevano raccolto la terribile confessione del figlio, al ritorno da una gita in Puglia con la sua classe, una terza media di Posillipo: gli abusi e le vessazioni subite da parte di sette compagni di classe. Non una parola fino al ritorno a casa per il ragazzino e, quando i coniugi avevano riferito dell’accaduto a scuola, nulla si era mosso, fino alla segnalazione fatta ai carabinieri.

I sette piccoli aguzzini, che hanno tutti meno di quattordici anni, non sono imputabili e sono stati sospesi dalle lezioni. Otto i docenti che accompagnavano i ragazzini, nessuno dei quali sembra essersi accorto di nulla. Questi non sono indagati ma, con tutta probabilità, saranno ascoltati dai carabinieri. Il direttore scolastico regionale della Campania, Diego Bouchè, spiega che “le gite presentano rischi come ogni altra attività, ma certo bisogno anche aumentare il livello di attenzione”. Saranno avviate, inoltre, “iniziative e accertamenti interni” per indagare su un secondo inquietante aspetto della vicenda: la presunta omertà da parte di chi aveva raccolto per primo la denuncia dei genitori disperati, ovvero i professori.

carabinieri

Solo grazie ai carabinieri, infatti, è stato possibile approfondire la faccenda e risalire ai sette colpevoli, ma all’interno della scuola media di Posillipo erano ormai in molti a sapere della terribile esperienza vissuta dal tredicenne. Nessuno, pare, aveva poi deciso di approfondire oltre.

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