Crollo Villa Lancellotti: gli eredi contro il Comune

villa lancellotti
Il crollo di Villa Lancellotti ha portato ad uno scontro diretto tra gli eredi e il Comune.

Giovedì scorso, quasi al termine della festa dell’Unità d’Italia, il maltempo e l’incuria flagellavano la facciata del primo piano di una villa di epoca borbonica sita a Portici, la dimora appartenuta ai principi Lancellotti.

L’ultima erede, Natalia, lasciò il palazzo negli anni Novanta: incuria e sciacalli l’hanno ridotta a rudere. Nonostante l’abbandono, in Villa Lancellotti erano presenti numerosi dipinti e oggetti di rilevante interesse artistico, patrimonio che la tempesta degli ultimi giorni non ha certo risparmiato. In presenza dell’avvocato Massimo Falomo, gli eredi cercano di difendersi: “Metteremo in sicurezza la villa, ma non è tutta colpa nostra perché il bene è ipertutelato”. L’assessore all’Urbanistica, Rosario Frosina, intende ribellarsi a causa delle ingenti somme spese: “Già abbiamo rimesso 400 mila euro per vecchi lavori di consolidamento, rivela, ora paghiamo pure questo crollo. Questi proprietari vanno stanati e noi lo faremo”. Numerose le trattative tra le società immobiliari, si parla già di un paio di milioni.

villa lauro lancellotti

Lo storico palazzo è parte del Miglio d’oro, che ospita già numerose dimore Settecentesche (non tutelate) a ridosso del Vesuvio. La dimora Lancellotti, situata sul popolatissimo corso Garibaldi, era tra queste: una villa di ingenti dimensioni pericolante dal 2006 e per questo transennata. Le misure di sicurezza non si sono rivelate, comunque, adeguate ad eventuali crolli, visto che le macerie si sono abbattute anche su due automobili parcheggiate. Gli sciacalli hanno lasciato poco da salvare o preservare, giusto i due medaglioni sul portale. Appartenuta alla principessa Lauro Lancellotti ed edificata nel 1776, fu abitata per l’ultima volta da Natalia, un’erede che i cittadini di Portici descrivono come solitaria e poco in vista. Anche durante gli ultimi periodi, la speculazione edilizia e l’incuria da parte delle istituzioni avevano ridotto un bene artistico a mera carcassa giostrata da una società immobiliare all’altra.