Birmania, l’Italia condanna le repressioni all’Onu

Continuano i disordini e le proteste in Birmania. Dopo la dura repressione del regime militare, anche l’Italia condanna quanto avviene nel paese asiatico.

Birmania
Continuano le proteste in Birmania (Getty Images)

In Birmania si continua ad assistere ad una cruenta repressione dei manifestanti. Presso l’Onu il rappresentante permanente per l’Italia, Gian Lorenzo Cornado, esprime tutte le criticità di una situazione alquanto difficile nel sud est del paese asiatico. Che continua a subire la dittatura militare.

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E’ ribadita infatti una dura condanna al colpo di stato. Inoltre si richiede di liberare il presidente Win Myint, oltre al Consigliere di Stato Aung San Suun Kyi, oltre a tutti gli attivisti che si attrovano attualmente nelle carceri. Colpevoli solamente di aver espresso la propria opinione.

Birmania, condannate anche le violenze degli scorsi giorni

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Solidarietà da parte dell’Italia ai manifestanti (Getty Images)

Lo stesso Rappresentante, come si legge in una nota, condanna anche quanto avvenuto a seguito delle proteste pacifiche. Una repressione da parte dei militari definita come ingiustificata ed eccessiva nella risposta a delle legittime richieste da parte dei cittadini birmani.

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L’invito è quello di garantire il rispetto dei diritti umani, più volte calpestati in questi mesi. In più si chiede di ripristinare lo Stato di diritto, aggirato con il colpo di stato da ormai oltre un mese. E’ infatti dal mese di febbraio che i militari occupano le posizioni di potere.

L’auspicio dell’Italia

L’Ambasciatore conclude poi il suo intervento con un auspicio, rivolto anche al relatore Onu Andrews, presente nella riunione tenutasi a Ginevra. Un incontro nel quale si esplica la posizione italiana, da subito critica al golpe avvenuto nel sud-est asiatico.

Infatti il discorso tenuto dal rappresentante italiano auspica un ritorno alla democrazia nel Paese. Senza dimenticare la vicinanza e la solidarietà dell’Italia, da sempre vicina al popolo del Myanmar e a coloro che stanno cercando attraverso canali pacifici di ristabilire la legalità.