Izzo, da Scampia alla Serie A: “Avevo fame, giocavo coi figli dei mafiosi”

Armando Izzo ha confessato la sua infanzia travagliata vissuta a Scampia. Adesso il difensore gioca in Serie A, conquistando anche la maglia della Nazionale. 

Izzo Scampia
Il racconto del difensore granata a Cronache di Spogliatoio (Getty Images)

Armando Izzo, 28 anni, ad oggi è uno dei difensori più stimati nel panorama calcistico italiano, veste la maglia del Torino ed è riuscito a scendere tre volte in campo con la Nazionale Italiana. Ma la vita di “Armandinho” non è sempre sta rose e fiori. Infatti Izzo è cresciuto a Scampia, quartiere di Napoli, tra la miseria ed il sogno di giocare a calcio. Partito dal nulla, Armando con tanto sacrificio è riuscito ad arrivare a coronare il suo sogno.

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Il difensore del Torino si è raccontato alla rivista online “Cronache di Spogliatoio“. La sua intervista parte raccontando i primi lavoretti nel quartiere partenopeo, con Izzo che racconta l’esperienza nella salumeria dello zio: “Le scale della palazzina D erano intervallate da enormi pozzanghere dovute alle infiltrazioni di umidità. Le salivo a due a due con in mano le casse dell’acqua. Erano le consegne che odiavo di più“. Ben presto il giovane Armando capì che nel quartiere non ci sono alternative se non la sopravvivenza.

Armando Izzo, l’infanzia a Scampia: “La maggior parte dei miei amici è finita in galera”

Izzo Scampia
Il difensore del Torino racconta la sua infanzia a Napoli (Getty Images)

La vita di Armando Izzo fin da subito è stata in salita, con il difensore che ha dovuto schivare tutte le insidie che presenta un quartiere difficile come Scampia. I 20 euro dategli dallo zio, infatti facevano tutta la differenza del mondo per Armando, visto che la sua vita è stata segnata da alcuni decisive azioni. Infatti Izzo ha raccontato: “La maggior parte degli amici con cui condividevo quei pomeriggi in piazza è finita in galera. C’era chi spacciava, altri rubavano. Non li ho mai giudicati e loro mi hanno tenuto lontano da quella vita“.

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L’ultima confessione del difensore fa riflettere, ricordando che a Scampia le partite di calcio erano delle vere e proprie guerre. Infatti come racconta il calciatore, nessuno voleva perdere, partite segnate dalla competizione di bambini, figli di mafiosi e pregiudicati, tutti pronti a trovare in un pallone la loro valvola di sfogo. Izzo ha concluso affermando che quelle partite erano fatte di entrate duro ed agonismo, ma fortunatamente il suo talento gli ha permesso di trovare sempre un posto in squadra.