Covid Italia, Iss: “Rt superiore ad 1,7; Scenario 4 in alcune regioni”

La situazione Covid-19 preoccupa l’Italia. Secondo l’Iss l’indice Rt è salito a 1,7, mentre in alcune regioni c’è già lo scenario 4.

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I numeri dell’Iss preoccupano la penisola (Getty Images)

Preoccupano gli ultimi dati rilasciati dall’Iss. Infatti secondo l’Istituto Superiore della Sanità, l’indice Rt di contagio da Covid in Italia è salito a 1,7 ed è ancora in crescita. Sarebbe preoccupante se il tasso raggiungesse il 2, infatti significherebbe tornare ad una situazione come quella di marzo, quando iniziò il primo lockdown.

Ad oggi tutte le regioni della penisola hanno un tasso di contagio superiore ad 1, con alcune regioni che preoccupano particolarmente come Lombardia, Campania e Lazio. A riportare i seguenti dati ci ha pensato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, durante il suo intervento alla conferenza stampa del ministero della salute. Andiamo quindi a vedere le parole di Brusaferro sull’andamento della pandemia in Italia.

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Covid Italia, Brusaferro (Iss): “Si va verso lo scenario 4”

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Le parole del presidente Dell’Istituto Superiore della sanità (Getty Images)

Per il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, siamo in una situazione compatibile con lo scenario 3, mentre si va sempre più spediti verso lo scenario 4. Anzi, come spiegato dallo stesso Brusaferro, in alcune regioni si è già raggiunto lo scenario quattro. Per contrastare il contagio, così viene ribadita la volontà di ridurrre al minimo gli assembramenti.

Inoltre l’età media di coloro che contraggono il virus è in crescita e cuò testimonia che ad essere infetta non sono solamente i più giovani, ma riguarda un pò tutte le fasce d’età. L’intenzione però resta quella di difendere la salute di coloro che sono più a rischio, ossia, gli anziani.

Proprio in merito al contagio nelle persone anziane, il presidente ha concluso affermando: “Cominciamo lentamente a crescere, dunque, e questo ha un significato importante rispetto al potenziale di trasmissione alle persone anziane, che hanno un maggior rischio di mortalità“.

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L.P.

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