“Non mi avrete mai”, il romanzo di Gaetano Di Vaio e Guido Lombardi

Non mi avrete mai” questo è il titolo del libro presentato ieri nel salotto culturale Libri&Caffè del Teatro Mercadante. Un lavoro scritto a quattro mani da Gaetano Di Vaio e Guido Lombardi edito da Einaudi. Già i due autori hanno collaborato per due film il primo come produttore e il secondo come regista. “Là-bas”, che al Festival del Cinema di Venezia ha ottenuto il premio Leone al Futuro e “Take five” di recente presentato al Festival del Cinema di Roma, sono frutto delle loro precedenti collaborazioni.

Anche in questo caso la partenza era la stesura di una nuova sceneggiatura ma, “dopo le prime cento pagine” come dice il regista Guido Lombardi “ci siamo accorti di essere di fronte ad un lavoro che stava diventando troppo corposo per quello scopo”. Da qui la nascita di questo libro che è la biografia, solo in alcuni punti un po’ romanzata, di Gaetano Di Vaio. Il titolo spicca su una copertina che ne rafforza il significato e che dà subito il senso del contenuto: due mani con le manette ai polsi con il dito medio alzato in un chiaro messaggio. Una vita difficile, il contesto della sua nascita lo ha portato da subito verso la strada del crimine per il quale ha mostrato grande talento diventando uno dei più grossi distributori di droga. E’ vissuto in un mondo che non gli ha offerto grandi alternative ma Gaetano Di Vaio ha saputo riscattarsi nel rivolgere il suo talento alla produzione cinematografica ottenendo già notevoli riconoscimenti. Arriva oggi a questi risultati dopo aver operato su se stesso, desiderandola in maniera ferrea, una crescita culturale.

Contro tanta cronaca sulla delinquenza a Napoli, la forza di questo racconto è “la storia dal di dentro e non da chi ne fa uso e consumo” come dice il giornalista Ciro Cerciello una descrizione della vita vissuta sulla sua pelle nel carcere di Poggioreale come nessun altro avrebbe potuto descrivere”. Molto crudo il contenuto della narrazione anche se esposto con un certo distacco ed ironia. Si evince ciò dalle letture offerte dall’attore Gianfranco Gallo che, a tratti, hanno strappato anche il riso dei presenti. La scrittura è apparsa molto curata, un napoletano moderno che ben aderisce alle atmosfere e qualche parola in dialetto inevitabile e molto contestuale che rendono molto veritiero il racconto. La scelta del titolo “è una frase che spesso ripete Gaetano” dice il regista coautore, “Non mi avrete mai” un grido disperato e di speranza.