Cristiana Famiglia, una guerra di intenti inconsapevoli

Venerdì 9 dicembre 2011 presso il Teatro Nuovo di Napoli andrà in scena lo spettacolo Cristiana Famiglia, scritto e diretto da Fortunato Calvino. L’opera, che ha già debuttato alla quarta edizione del Napoli Teatro Festival Italia e che sarà replicata fino a domenica 11 dicembre, è presentata da Prospet Promozione Spettacolo. In scena ci saranno Gina Perna, Paola Fulciniti, Massimo Finelli Balestra, Ingrid Sansone, Angelo Borruto, Mariano Gallo, Ivano Schiavi, Adele Amato De Serpis e Patrizia Eger. Le musiche originali sono a cura di Paolo Coletta, le scene di Paolo Foti, i costumi di Maddalena Marciano, il disegno luci di Marco Alfano.

Cristiana Famiglia racconta con toni drammatici la realtà familiare dell’incomunicabilità, una realtà che spinge verso situazioni estreme, contraddistinte da egoismi e scelte di vita opinabili che conducono la sacralità della famiglia allo sfascio ideale e materiale, dove l’unica cosa che resta immaginariamente sacra è il pranzo domenicale con i membri al completo.

«Ho cercato – spiega il regista – di costruire un percorso attraverso alcuni tòpoi della vita napoletana, mettendoli a confronto costante con altri due elementi fortemente caratterizzanti: l’uno di matrice ancora napoletana, Santa Rita, l’altro, più generale, è la guerra o, meglio, il clima da guerra che ci ruota intorno».

La trama racconta di Giuseppe ed Alfredo, due fratelli di una qualunque famiglia napoletana. Ciò che li divide è il modo diverso di vivere e pensare: mentre il primo, infatti, è un semplice operaio legato ai valori di umanità e di onestà, nonché vittima di un contesto economico che lo emargina, mortificando il suo impegno in un movimento politico, il secondo punta a diventare un boss malavitoso. Arrogante e violento, Alfredo tenta il salto di qualità in un ambiente dove la supremazia si conquista versando il sangue di chi si oppone o è di ostacolo a un proprio progetto di potere. Il guadagno facile, il desiderio di sentirsi socialmente arrivati genera spreco e ottuso consumismo, illusione di felicità, omologazione al superfluo. Lo scontro fra i due fratelli è forte e impietoso e si svolge attraverso una guerra quasi inconsapevole che diviene analogia di una famiglia, mentre affannate figure femminili tentano inutilmente di tenere insieme i cocci di un nucleo che va disgregandosi.