Obama: la camorra è il pericolo numero uno

Da oggi la camorra è ufficialmente il nemico numero uno del Governo degli Stati Uniti d’America. Il Presidente Barack Obama, durante una conferenza stampa tenuta ieri, l’ha definita “una delle quattro organizzazioni criminali più pericolose per l’interesse nazionale degli Stati Uniti”. In questa occasione ha presentato il programma varato dall’Amministrazione, chiamato “Strategy to Combat Transnational Organized Crime”, che prevede una lotta senza esclusione di colpi. Moltissimi i ministri coinvolti per raggiungere l’obiettivo: primo tra tutti il ministro del tesoro David Cohen che, durante la conferenza, ha reso noto l’ammontare del patrimonio economico attualmente in possesso dei maggiori esponenti dei clan: “Questa vasta organizzazione criminale italiana ha un fatturato annuo di 25 miliardi di dollari, un raggio di azione internazionale, attività che spaziano dalla contraffazione al contrabbando alla droga”.

Obama si è detto pronto a contrastare le infiltrazioni camorristiche in ogni modo: dai sequestri alle retate, fino addirittura al totale blocco delle frontiere americane in caso di sospetta affiliazione al clan. Il Presidente ha tenuto a sottolineare il modo subdolo con cui la camorra, proprio come un virus, riesca ad insinuarsi nei Governi e nei luoghi di potere, divenendo un vero Stato nello Stato.

Secondo Obama la camorra, al pari delle altre organizzazioni criminali, è riuscita a diventare un vero “surrogato” dello Stato, con leggi e istituzioni parallele. Nel suo discorso, il Presidente ha annoverato la camorra come una tra le quattro organizzazioni criminali più pericolose e contro le quali gli Stati Uniti agiranno con maggiore impegno e determinazione. La camorra napoletana supera così anche la mafia siciliana, collocandosi al pari dei narcos messicani, della mafia russa e di quella giapponese. Per gli Stati Uniti ciò che va contrastata è la corruzione, principale strumento dei clan. Secondo Obama il pericolo maggiore è rappresentato dall’eventualità in cui la camorra riesca ad infiltrarsi “al cuore dei mercati finanziari globali, che possono essere sovvertiti nei loro meccanismi e nella loro legittimità”.

Il Presidente, oltre all’impegno americano, ha ribadito l’esigenza di creare ampie strategie internazionali condivise, per contrastare la camorra da ogni fronte possibile.