Castellammare, la protesta distrugge l’arte

La decisione inaspettata della Fincantieri di chiudere gli stabilimenti di Castellammare di Stabia, Sestri Ponente e Riva Trigoso, ha fatto insorgere i lavoratori dell’azienda ed ha avuto pesanti ripercussioni nella cittadina di Castellammare. Le proteste sono partite subito dopo la tremenda decisione, che rischia di mettere letteralmente in mezzo alla strada ben 639 lavoratori stabiesi, eliminando tutto ciò che resta di un polo cantieristico estremamente valido, oltre che fonte economica essenziale per tutta l’area limitrofa. La notte fra il 23 e il 24 maggio, quasi all’indomani della dichiarazione dell’ad di Fincantieri Giuseppe Bono, la sede comunale della cittadina è stato presa d’assalto ed occupata da diversi operai protestanti aderenti alla rivolta. La rabbia operaia non si è fermata davanti a niente, e i danni a Palazzo Farnese non si contano: vetri rotti, sedie lanciate oltre le finestre, documenti comunali lanciati nel vuoto del cortile, porte sfondate e teste mozzate. La testa in questione, però, non è di una persona vera, ma della statua ottocentesca raffigurante Giuseppe Garibaldi, realizzata dallo scultore Giovanni Spertini ed acquistata dopo l’Unità d’Italia. In preda alla foga del momento, qualcuno ha pensato bene di distruggere un capolavoro artistico e di decapitarlo addirittura. E oltre al danno, come si suol dire, anche la beffa: il busto dell’eroe dei due mondi, proprio quest’anno che si celebra l’Anniversario dell’Unità Italiana, è stato così trascinato in bagno, decapitato e la testa inserita in un water. Uno scempio artistico, etico e morale che non è giustificabile nemmeno da una rivolta per la difesa del diritto al lavoro: ci sono diversi modi di protestare e distruggendo l’arte non si arriva da nessuna parte. O almeno non si arriva ad un compromesso di ordine civile.
Allo stesso modo, anche la statua dell’ex Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, non è stata “trascurata”: è stata, infatti, fatta rotolare dal suo originale piedistallo sulla prima rampa di scale, ma qui i rivoltosi hanno pensato bene di non infierire troppo: evidentemente bastava già la decapitazione di Garibaldi.