Napoli celebra i 44 anni della morte di Totò, il principe della risata

Sono passati 44 anni da quel triste 15 Aprile del lontano 1967 in cui si spense una delle figure più rappresentative della città di Napoli, Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio Gagliardi, più noto come Antonio De Curtis, in arte Totò (Napoli, 15 Febbraio 1898 – Roma, 15 Aprile 1967). Il sipario calò sulla sua vita nella sua casa di Roma, verso le tre e mezzo del mattino nel giro di sette ore, con un susseguirsi di attacchi cardiaci che lo stroncarono. Il mattino di due giorni dopo la semplice ed umile cerimonia che vide il suo feretro trasportato con la bombetta con cui aveva esordito ed un garofano rosso. Oggi, alle ore 12.00, il sindaco Rosa Russo Jervolino, assieme alle altre istituzioni napoletane e a personalità note del mondo della cultura e dello spettacolo, ricorderà l’immenso Totò in una cerimonia che si terrà nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo. A rievocare l’indimenticabile principe e la sua arte comica saranno Diego Guida, Assessore alla Memoria, Augusto Sainati, professore di Storia del Cinema all’Università Suor Orsola Benincasa e Gennaro Carillo, professore di Storia delle Dottrine Politiche all’Università Suor Orsola Benincasa. Gli interventi saranno accompagnati ed intervallati dalle letture di alcuni brani da parte della figlia dell’attore, Liliana de Curtis, musicate dal musicista e cantante napoletano Gianni Lamagna.

La celebrazione del ricordo di Totò continuerà poi nella mattinata di Venerdì 15 Aprile, quando, alla presenza dell’assessore alla Memoria, Diego Guida, e dei familiari dell’artista, un cuscino della città di Napoli sarà deposto al Cimitero del Pianto presso la cappella de Curtis in cui risposa lo scugnizzo del rione Sanità divenuto principe della risata italiana.

Si celebra l’anniversario della morte del principe, l’attore, il comico, l’icona di una città sommersa dai problemi ma sempre pronta a ridere di questi per superarli, o almeno per conviverci affrontandoli in maniera apparentemente superficiale, ma che in realtà nasconde il grande spirito combattivo di una popolazione, come quella partenopea, vessata continuamente su tutti i fronti.