Abusi in gita: “Via dalla scuola i sette colpevoli”

bullismo Per i genitori della scuola media Cimarosa a Posillipo i sette ragazzini che avevano abusato del loro compagno devono essere cacciati. Nel bel mezzo delle indagini, si fa spazio anche la voce degli altri alunni di quella terza media finita in prima pagina per un terribile atto di bullismo avvenuto in gita: sette ragazzini, tutti al di sotto dei quattordici anni, avevano abusato sessualmente di un loro compagno di classe, un tredicenne. Erano in Puglia e per due notti consecutive il ragazzo aveva dovuto subire i soprusi e le minacce del gruppetto, salvo sfogarsi con i genitori, al suo ritorno a casa. Per la maggior parte dei genitori degli alunni, la gang deve essere cacciata dall’istituto, ritenendo particolarmente blande le punizioni finora concordate. Dalla dirigenza, infatti, è stato deciso che i sette sono espulsi per quindici giorni e obbligati a pulire i bagni di un’altra scuola appartenente allo stesso istituto. Allo stesso modo, le mamme della scuola designata sono preoccupate per i propri bambini: “Non voglio che mia figlia possa imbattersi in uno di quei delinquenti quando è in bagno”, avrebbe riferito uno dei tanti genitori allarmati.

Intanto, si fa strada l’ipotesi che all’interno della scuola media Cimarosa fossero in molti a sapere dell’accaduto. Forse per non macchiare il nome e l’immagine dell’istituto, nessuno aveva pensato di chiamare in causa le forze dell’ordine. Al momento gli insegnanti non possono parlare della gita, mentre la dirigente, Diana Silvestri, si rifiuta categoricamente di accettare interviste o rilasciare dichiarazioni. I genitori del bambino vittima di bullismo denunciarono proprio alla preside quanto accaduto in Puglia, ma questi aveva deciso, si ipotizza, di tenere tutto in famiglia e risolvere la questione secondo procedure più private. In modo analogo, alcuni genitori spiegano che gli stessi baby aguzzini stavano cercando di riparare al gesto compiuto trovando un accordo o organizzandosi per delle scuse collettive.

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Si era alla ricerca, probabilmente, di un modo qualsiasi affinché la faccenda non uscisse dall’incantevole scorcio in cui è ubicato l’istituto, luogo che avrebbe fatto spazio ad un segreto tutt’altro che piacevole.