Arrestati due agenti di custodia: abusavano di un detenuto transessuale

Il Gip di Santa Maria Capua Vetere ha emesso, su richiesta della Procura, ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari per due agenti di custodia dell’ ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, con l’accusa di abusi sessuali su un detenuto transessuale. Le ordinanze sono state eseguite stamane dalla sezione di polizia giudiziaria del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria.

La vittima degli abusi  è stata ascoltata piu’ volte e, in sede di incidente probatorio davanti al Gip, ha ricostruito alcuni degli episodi che lo hanno reso protagonista insieme ai due indagati: questi ultimi, secondo la sua versione, separatamente, avrebbero pressato fortemente il transessuale al fine di intrattenere con lui dei rapporti sessuali di tipo orale.  L’ accusa per i due agenti da parte della Procura è pesante:  si parla infatti di concussione sessuale.

I rapporti, secondo l’ accusa, sarebbero stati estorti alla vittima senza utilizzare violenza o forza fisica, ma approfittando dello stato di soggezione del transessuale, il quale non avrebbe osato opporsi alle richieste vista l’ oggettiva posizione di autorità degli agenti. Uno degli episodi raccontati in sede di incidente probatorio si sarebbe verificato nel corso di una perquisizione subita dal trans nella sua cella. La vittima, secondo gli inquirenti, è stata indotta ad accettare le richieste sessuali non solo per il timore di ritorsioni, ma anche nella speranza di ottenere favori ed un trattamento migliore  “nell’ inferno” dell’ ospedale psichiatrico giudiziario.

In una nota firmata dal procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, e dall’aggiunto Raffaella Capasso, come è emerso nel corso di altre indagini sull’ Opg di Aversa, si legge che:  “le condotte ipotizzate appaiono di particolare gravità in quanto commesse nell’ ambito di una realtà detentiva sicuramente più drammatica di quella carceraria“; inoltre, l ‘attendibilità della vittima è stata confermata e rilevata dai pm grazie ad una perizia psichiatrica che ha permesso di accertare  “la piena capacità del soggetto di percepire e ricostruire correttamente la realtà”.

 

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