Sanremo 2016 ha avuto Napoli come protagonista indiscusso ed eccezionale: due concorrenti e cinque brani cantati in napoletano durante la serata delle “cover”. Clementino e Rocco Hunt sono stati diversi e complementari nel rappresentare l’anima partenopea; infatti il primo ha cercato di raccontare con poesia l’intensità del dramma dell’abbandono della propria terra mentre Rocco si è giocato la carta della “simpatia” napoletana raccontando con leggerezza i problemi di un Italia che va a rotoli rallegrando, da buon animatore, l’Ariston in controtendenza con i “classici” di Sanremo.

La differenza tra i due l’ha fatta anche la scelta della cover, da un lato l’eleganza di Don Raffaè del maestro De André, interpretata rispettosamente ma con personalità da Clementino, e dall’altro l’intramontabile “Tu vuò fa l’americano” dell’immenso Renato Carosone che Rocco Hunt ha interpretato inserendo una strofa inedita sul finale che, decisamente, stonava un po’ col brano originale.

L’eredità illustre della canzone napoletana ha una virata netta, in questo Sanremo 2016, verso il Rap, che nel caso di Clementino resta poetico non meno della musica dei grandi protagonisti napoletani di Saremo del passato come De Crescenzo, Eugenio Bennato e Nino D’Angelo; mentre Rocco Hunt raccoglie, ma con certamente meno qualità, l’eredità “allegra” di Tullio de Piscopo che portò all’Ariston “Andamento lento”.

La serata delle cover ha riportato la migliore musica napoletana ed in napoletano sul palco di Sanremo: “Tu vuò fa l’americano” e “‘o Sarracino” di Carosone,”a canzuncella” degli Alunni del sole, “Don Raffaè” di De Andrè e non poteva mancare un omaggio all’eterno Pino Daniele con “Amore senza fine” cantata dal duo Iurato-Caccamo.

Foto | www.corriere.it
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Pino Daniele è una delle più grandi mancanze del Festival, in quanto è stato solo ospite nel 2009 grazie al Festival “alternativo” di Paolo Bonolis, ma mai partecipante. Nei pochi secondi che ebbe a disposizione prima di aver cantato la sua “Napul’è” dichiarò di aver composto il capolavoro a soli 18 anni e lanciò un messaggio ai napoletani, in momento storico difficile in cui la città era sommersa di spazzatura, sottolineando l’importanza del rispetto dell’ambiente e della raccolta differenziata.

Napoli è sempre stata una fucina di artisti di assoluto valore, perché è dalle situazioni difficili e problematiche che nasce l’esigenza di esprimersi con più “genuinità”: ci sono giovani musicisti che sul palco dell’Ariston farebbero sicuramente la differenza come Maldestro, La Maschera, Giovanni Block, i Meditamburi, Flò ed il Comitato della festa, Toto Toralbo o Sabba e gli Incensurabili (per citarne solo alcuni), ma anche veterani come i Foja e Francesco di Bella sarebbero certamente esportatori di qualità partenopea che sta scemando negli ultimi anni di Sanremo.

L’auspicio è che il Festival possa tornare ad esprimere pienamente la qualità del panorama musicale italiano, con un occhio di riguardo alle eccellenze “nascoste” della nostra terra che vengono valorizzante davvero troppo poco.