Dire no alla camorra è un gesto di responsabilità e civiltà che purtroppo costa caro: anche quando la propria vita non è in pericolo, chi denuncia è il più delle volte sottoposto a vere e proprie vessazioni psicologiche. È una battaglia continua che logora dall’interno. Può confermarlo Luigi Coppola che dal 2009 non trova casa. In quell’anno i suoi vicini scrissero una lettera alla Procura e al Sindaco di Pompei, il luogo in cui l’uomo risiedeva con la sua famiglia, per denunciare il fastidio arrecato al quartiere dal continuo via vai degli agenti di scorta e delle forze dell’ordine. A seguito di questa segnalazione, il proprietario dell’appartamento in cui l’uomo viveva, lo ha sfrattato. Da quel momento la famiglia Coppola ha visitato 25 possibili abitazioni ma nessun proprietario si è detto disponibile a stipulare il contratto d’affitto. Una volta saputo, infatti, che Coppola è sotto scorta per aver denunciato un clan, tutti si rifiutano di portare a termine la trattativa. L’uomo ha persino raccontato che in un’occasione aveva già versato la caparra per acquistare una casa quando, a pochi giorni dalla firma definitiva, i venditori gli hanno restituito il denaro perché, come ammesso da loro stessi, non volevano guai. Da circa due anni, quindi, la famiglia vive in albergo a sue spese.

Coppola si è rivolto anche al sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, che si è dichiarato rammaricato per la vicenda e per la volontà dei propri concittadini di negargli una casa. Tuttavia, al momento, il Comune non ha immobili da dare in affitto, quindi c’è ben poco da fare. Era il 1996 quando la concessionaria di automobili di Luigi Coppola entra nel mirino del boss della zona. Dopo 4 anni di pagamenti, l’imprenditore, sull’orlo del fallimento, si rivolge all’usura. È l’inizio della fine: l’unica via di scampo è rivolgersi alla polizia. Alla denuncia seguono 32 arresti e 23 condanne. Una testimonianza chiave, dunque, quella resa da Coppola che ha contribuito a sferrare un duro colpo alle organizzazioni camorristiche. Nonostante le disavventure  che la famiglia napoletana ha vissuto dopo aver denunciato il clan, Coppola non rinnega la sua scelta: tornando indietro denuncerebbe ancora.

Ma quello della famiglia Coppola non è un caso isolato: qualche anno fa era toccato allo scrittore Roberto Saviano. Dopo un mese di trattative attraverso un’agenzia immobiliare, i proprietari di un appartamento del Vomero si erano rifiutati di perfezionare il contratto di affitto. Nulla di strano se non fosse che l’increscioso episodio si è verificato proprio quando i proprietari sono venuti a conoscenza dell’identità del futuro inquilino.