Ancora una volta Pompei, sito archeologico tra i più famosi al mondo, per ironia della sorte sembra essersi guadagnata la prima fila nelle pagine di cronaca nazionale non per l’unicum che da sempre rappresenta, bensì a causa dei continui dissesti registrati sul posto negli ultimi anni. Risale a dieci giorni fa, infatti, il crollo di una parte del muro esterno del Teatro Piccolo lungo la via Stabiana, un luogo destinato in antico ad accogliere spettacoli musicali e declamazioni di poesie; si tratta solo dell’ultimo di una serie di cedimenti che ha avuto inizio nel settembre 2010 con il collasso della Schola Armaturarum, causato dall’incuria che affligge da anni molte aree del parco archeologico.

Nessun ferito e danni lievi, sebbene l’incolumità dei turisti in visita al sito ogni giorno venga continuamente messa a rischio. Dal verbale dei dipendenti, ora nelle mani della procura di Torre Annunziata, appare chiaro che il cedimento si sia verificato intorno alle ore 18 del 12 luglio scorso, quando il sito era ancora aperto, e non di notte come inizialmente dichiarato dai funzionari della Soprintendenza. Il tratto della via Stabiana interessato dal crollo è stato immediatamente transennato e messo in sicurezza, mentre i tecnici della Soprintendenza hanno effettuato un sopralluogo sul posto guidati dall’archeologo Ernesto De Carolis, responsabile del Centro ricerca applicata.

L’Odeion non risulta inserito tra le strutture segnalate nella Carta del Rischio Archeologico, la mappa che evidenzia le situazioni a rischio sull’interno tessuto urbano dell’antica Pompei, sebbene rientri nel progetto di riqualificazione del Teatro Grande finanziato dall’Unione europea, al momento congelato da un’inchiesta della magistratura.

Un nuovo fascicolo d’inchiesta è stato aperto dal capo della procura Alessandro Pennasilico, il quale ha sottolineato la gravità della situazione che necessita di un continuo monitoraggio, al fine di individuare le responsabilità dei diversi dirigenti susseguitisi nella gestione degli scavi e l’effettivo utilizzo delle risorse disponibili per salvaguardare il sito. Davvero strana, infatti, la casualità con cui sarebbero avvenuti i cedimenti da due anni a questa parte, verificatisi sempre nelle ore notturne secondo quanto dichiarato dal personale di vigilanza, e imputati per lo più alle piogge che provocherebbero smottamenti del terreno con conseguente crollo delle strutture limitrofe.

Forte è la preoccupazione di Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio patrimonio culturale, che punta l’attenzione sulle decine di piccoli dissesti che interessano la città antica ogni giorno, provocando la perdita di preziosi frammenti di intonaci affrescati: << Ormai, in una colpevole indifferenza, Pompei ogni giorno perde un pezzo importante del suo corpo e in particolare della pelle composta da tanti preziosi elementi decorativi, dalle pitture ai mosaici >>.

E intanto l’Unesco continua a richiamare l’Italia, colpevole di non preoccuparsi di un’adeguata conservazione del proprio patrimonio, una risorsa dal valore inestimabile che fino ad oggi la gestione commissariale non è stata in grado di gestire e tutelare. Sono ancora a rischio i 105 milioni stanziati dall’Unione europea per il Grande Progetto Pompei, e resta puntato il dito sui bandi di gara dei lavori non ancora emessi, strettamente necessari per dare il via ai restauri per la messa in sicurezza del sito.

Sabato 13 luglio il ministro Bray si è recato sul luogo dell’ultimo crollo per valutare personalmente l’entità dei danni, in attesa di una nuova visita nell’area archeologica in compagnia di Carlo Trigilia, ministro per la Coesione Territoriale, che avverrà domani stesso, martedì 23 luglio. Durante la mattinata, i due ministri incontreranno i tecnici e i funzionari della Soprintendenza per un’illustrazione dettagliata sullo stato d’avanzamento dei lavori; successivamente Trigilia effettuerà un sopralluogo sui cantieri finanziati dal Grande Progetto a cui seguirà un incontro con le istituzioni locali, mentre Massimo Bray terrà un’audizione con la Commissione Cultura del Senato.

La situazione per ora resta critica, e se da un lato la Campania fa la parte del leone collocandosi al secondo posto nella graduatoria nazionale degli incassi in musei e aree archeologiche, d’altro canto c’è chi continua a chiedersi perché l’Italia non sappia mettersi al servizio di se stessa impegnandosi per preservare la propria cultura, nel rispetto di quanto afferma del resto la nostra Carta Costituzionale.