Ben cinque le chiusure improvvisate degli scavi archeologici di Pompei solo nel 2013, a causa di scioperi organizzati dai sindacati per rivendicazioni sulle condizioni di lavoro, i salari e la sicurezza del personale. Venerdì scorso i cancelli del sito sono rimasti chiusi fino a mezzogiorno, mentre 600 turisti ne hanno atteso l’apertura per ore sotto al sole e molti altri sono stati costretti a cambiare itinerario, dirottati su Capri, Amalfi ed il Vesuvio.  Fino all’8 luglio, data in cui si svolgerà il tavolo di concertazione con il ministro Massimo Bray, si preannunciano ulteriori assemblee nel tentativo di trovare un punto d’incontro col ministero.

Forte la denuncia dei sindacati: 138 sono i custodi impiegati per la vigilanza ripartiti in 5 turni, operanti su di una superficie di 44 ettari che ne richiederebbe almeno 372. Pompei è stata, perciò, ribattezzata “città proibita” con 50 domus su 73 chiuse al pubblico, le Terme Suburbane aperte solo alcuni giorni all’anno, tutto questo a causa della mancanza di personale.

D’altro canto, però, c’è da dire che risulta notevole il danno d’immagine dovuto alla chiusura del sito, portando alla perdita di incasso che oscilla tra gli 11mila e i 55 mila euro per ogni giorno di sciopero e ad una perdita annua complessiva intorno ai 110mila euro. Ad un calcolo approssimativo, infatti, a Pompei si stima la presenza di circa 10mila turisti al giorno, per una media di 300mila al mese, con ticket da 11 euro.

Grande la preoccupazione di Ettore Cucari, presidente regionale della Fiavet che raggruppa le agenzie di viaggio e turismo, che mette in evidenza il ruolo di Pompei come uno dei maggiori attrattori del turismo internazionale e simbolo del brand Italia, incluso da sempre come tappa irrinunciabile nei pacchetti dei tour operator locali.

Perentorio, stavolta, l’ultimatum espresso energicamente da Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale per l’Unesco: << il governo italiano ha tempo fino al 31 dicembre 2013 per adottare le misure idonee relative alla situazione di Pompei >>. Si fa sempre più concreto, purtroppo, il rischio di perdere il finanziamento di 105 milioni di euro donati dall’UE per portare a compimento il Grande Progetto Pompei entro dicembre 2015.

Solo tre finora i cantieri aperti sui 39 previsti dagli accordi, mentre restano ancora da espletare due gare e sette bandi da pubblicare. Una soluzione, seppur parziale, potrebbe essere rappresentata dall’affidamento del restauro di Pompei ad uno sponsor privato. Proprio in questi giorni Pietro Salini, costruttore locale, si è detto pronto a donare al sito 20 milioni di euro, seguendo l’esempio di Diego Della Valle.

Scatta il countdown per le istituzioni locali: riusciranno a trasformare il piano straordinario per Pompei in un’occasione di tutela e sviluppo del territorio?