Una scelta dettata dal cuore e dal buon senso. Con queste parole potrebbe commentarsi la scelta di una piccola cordata di imprenditori della moda napoletana, che hanno deciso di investire soldi per la salvaguardia del sito romano più grande e visitato al mondo. Sotto l’occhio del ciclone da qualche tempo ormai, il sito della colonia romana sepolta dall’eruzione del settantanove dopo Cristo, necessità mai come prima di importanti interventi che possano garantirne la continuità di fruizione per gli anni futuri. Tra domus che crollano, alberi che si abbattono sulle strutture ed acqua piovana che scorre ovunque, gli interventi di tipo strutturale sono quanto mai necessari ed urgenti. La comunità Europea ha fatto la sua parte mettendo a disposizione centocinque milioni di euro, che arriveranno a breve e che costituiranno la base per interventi seri e duraturi. Un piccolo, ma significativo contributo in questo senso arriva appunto da alcuni imprenditori napoletani del settore della moda.

A guidare la cordata è Domenico Menniti di Harmont & Blein, affiancato da Luciano e Gianluigi Cimmino (Yamamay) e Antonio De Mattesi (Kiton), che hanno deciso di investire circa sette milioni di euro spalmati in tre anni, per finanziare una parte dei lavori di recupero del sito archeologico. L’idea è nata meno di un mese fa, dopo un pranzo con il sottosegretario Villari e l’ex ministro Galan ed è motivata dalla volontà di questi imprenditori di far qualcosa di utile per salvare la nostra cultura. Lo stesso Menniti, ha dichiarato di essere ben consapevole che la cifra stanziata non risolverà i problemi di Pompei, ma comunque tornerà utile per intervenire sui quei casi specifici che verranno segnalati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Un piccolo sforzo per modo di dire, ma che vuole essere da esempio per altri imprenditori che vogliano farsi avanti per aiutare Pompei a ritornare ad essere una meraviglia del mondo antico e non il simbolo del degrado della cultura italiana, sempre più massacrata dai tagli delle varie manovre finanziarie che si sono succedute. Menniti inoltre, ha voluto specificare che non si tratta assolutamente di una trovata pubblicitaria e che il suo marchio non comparirà mai a Pompei. Si tratta di una scelta di cuore a salvaguardia della cultura e da napoletano non poteva sottrarsi ad un’azione di questo tipo, sulla scia di quanto fatto dall’Unione Nazionale Conciari, che l’anno scorso ha restaurato l’antica conceria scavata negli ultimi anni dall’equipe francese del Centre Jean Berard di Napoli.

E proprio dalla Francia potrebbero arrivare altri ingenti investimenti pluriennali offerti da un’unione di industriali riuniti nel consorzio Epadesa, che a breve proprio a Parigi, dove dal ventuno settembre sono in mostra alcune delle meraviglie di Pompei, firmerà la convenzione con il Mibac, per finanziare altri interventi per il sito archeologico. La preoccupazione dei molti sta nel modo in cui verranno gestiti tutti questi milioni di euro che cadranno a pioggia su Pompei nei prossimi mesi, con la speranza che non si ritorni a fare alla solita maniera italiana, con i soldi che finiscono sempre prima dell’opera da portare a termine.