Nessuno lo vuole: un vero e proprio fronte di contestazioni si leva contro la possibilità che il pm Giuseppe Narducci diventi assessore alla Sicurezza al Comune di Napoli. La scelta del neo-sindaco Luigi de Magistris di chiamare nella squadra di governo di Palazzo San Giacomo il suo ex collega aveva fatto balzare dalla sedia per primi quelli del Pdl, naturalmente contrariati poiché stiamo parlando del magistrato che ha indagato su Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Popolo della Libertà in Campania, contestandogli il concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un’inchiesta sulle attività del clan dei Casalesi. Hanno gridato allo scandalo e ieri sulle pagine de Il Giornale l’ipotesi di nomina (non ci sono ancora riscontri ufficiali) è stata interpretata come la prova che “dà ragione a Berlusconi”: “un ma­gistrato indaga e sputtana il leader del centrodestra e poi, guarda la coinci­denza, diventa assessore dello schiera­mento opposto. Questa è la prova evidente che Berlu­sconi non è matto né maniaco quando denuncia il complotto dei giudici”.

Ma l’iniziativa del sindaco non piace neppure ai togati: storce la bocca Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che la giudica “inopportuna”; Michele Vietti, vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sottolinea al Tg1 la contrarietà dell’organo da lui rappresentato “a che i magistrati assumano incarichi amministrativi soprattutto dove hanno esercitato la attivita’ giudiziaria perche’ questo rischia di minare l’imparzialita’ della giurisdizione”, tuttavia ribadisce anche che, pur avendo presentato al Parlamento un testo ufficiale per chiedere una legge che intervenga in tal senso, stabilendo l’incompatibilità tra le due cariche, nulla sia stato fatto, con la conseguenza che che oggi “il Csm ha le mani legate”.

Lo scontento, però, trabocca pure dai centri sociali e dai comitati anti-discarica. Narducci, infatti, oltre ad essere titolare anche della maxi-inchiesta Calciopoli, è altrettanto impegnato in un procedimento contro i manifestanti che si battevano nel 2008 contro l’apertura della discarica di Chiaiano: il sospetto era quello di una connivenza tra manifestanti ed ambienti della criminalità organizzata. “Un’accusa infamante – insorge il popolo attivista del centro sociale Insurgencia e dei movimenti anti-discarica – che le prime udienze del processo hanno già smontato”, e infine sottolineano la grossa contraddizione: “Ancora oggi alcuni attivisti, che sono stati protagonisti dello sforzo partecipativo della campagna elettorale di Luigi de Magistris hanno gli obblighi di firma per i fatti del 23 maggio del 2008 quando la polizia di Maroni caricò pesantemente i manifestanti del presidio antidiscarica che erano semplicemente scesi in strada contro la discarica”.

Insomma, l’unico che abbia espresso parole di apprezzamento è il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore: “E’ una persona a posto, sarà un punto di riferimento”.