MAY BE | CAM in Berlin. Questo è il nome della mostra che il CAM di Casoria (Contemporary Art Museum) presenterà alla Kunsthaus Tacheles di Berlino e che resterà in allestimento dal 13 maggio al 3 giugno 2011. L’evento, a cura di Antonio Manfredi ed organizzato da Barbara Fragogna e con il sostegno del Goethe Institut di Napoli,  sarà presentato in concomitanza con l’Internationaler Museumstag 2011.
La mostra si presenta con il preciso intento di lanciare una provocazione in terra tedesca, sostenendo la potenziale infiltrazione di camorristi latitanti in Germania, che, come innocui passanti, potrebbero girare indisturbati per le strade di Berlino. Ed è proprio per questo che, non appena entrati alla mostra, i visitatori saranno costretti a mescolarsi con 14 banner verticali raffiguranti i volti (con corpi presi in prestito) di ben 14 latitanti con mandato di cattura internazionale, che ad oggi hanno lasciato perdere le loro tracce, ma che potrebbero trovarsi ovunque, Berlino compresa. Fra i 14 camorristi non figura più Mario Caterino, sostituito all’ultimo minuto perché finalmente catturato.


Il percorso espositivo si snoda poi attraverso diverse opere di artisti che puntano ad una denuncia più o meno velata della situazione sociale riferita all’ambito camorristico campano, con occhio particolare puntato su Napoli e zone limitrofe: bambini che sfidano coetanei con pistole e minacce, donne straziate dal pianto e dal dolore per la morte di vittime di camorra e mafia, foto di una Napoli incantata, bellissima avvolta nel suo manto di luci notturne, ma silenziosa davanti alla terra che sprofonda dinanzi al sangue versato dal regolamento dei conti. I bambini sono un tema ricorrente in queste opere, i bambini che imitano gli adulti, ma che sono anche simbolo di speranza e di un mondo che può e deve cambiare.

Per la presentazione della mostra è stata anche composta una musica dedicata a Gelsomina Verde, chiamata da tutti Mina, la ragazzina torturata e lasciata bruciare in un’auto per la sola colpa di aver avuto una breve relazione con un ragazzo che decise di distaccarsi dal clan di appartenenza: la tragica storia, riportata anche nel libro Gomorra di Roberto Saviano, è trasfigurata in note strazianti composte per l’occasione da Stella Manfredi.
Singolare è sicuramente la Stanza delle Meraviglie, la Wunderkammer, dove sono installati oggetti, foto e video che raccontano del mondo camorristico ed della forza esercitata dai suoi simboli. Ma forse la cosa che colpisce di più è proprio il buco nero al centro dell’esposizione stessa, una voragine dalla quale appaiono lontane reliquie antiche, emblema di una città che ancora resiste alla forza della bruttura della criminalità e cerca, più o meno coraggiosa, ogni giorno, di cambiare.