iervolino bassolino L’emergenza rifiuti del 2008 avrebbe creato, in Campania, un’epidemia colposa: tra i colpevoli, il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino e l’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino. È quanto affermato con l’inchiesta che, partita nel novembre scorso, prende forma in via giudiziaria, con il rinvio a giudizio di 20 persone. Tra queste figurano, oltre al sindaco Iervolino e Bassolino, l’ex prefetto di Napoli Alessandro Pansa, che era stato commissario straordinario per l’emergenza rifiuti. Con l’accusa di epidemia colposa, i venti dovranno rispondere del loro operato e del mancato intervento nel far rimuovere prontamente la spazzatura dalle strade. Altri 16 indagati, a tal proposito, potrebbero ottenere l’archiviazione per aver almeno provato a contenere i danni dell’emergenza rifiuti costruendo siti di stoccaggio.

Adirato il sindaco Iervolino: “Non vedo come si possa parlare di epidemia, quando le dichiarazioni del ministro della Salute e dell’Asl dicono che l’epidemia non c’è stata. Mi pare assurdo”. Al contrario, viene reso noto uno scenario apocalittico, tra malattie e aria inquinata, con l’ausilio di accurate ricerche e statistiche in campo medico sanitario.

Tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, ovvero durante le settimane cruciali dell’emergenza rifiuti, vi è stato un aumento considerevole delle malattie gastroenteriche e cutanee, come si evince dalle vendite dei farmaci in tutta la provincia. Per una maggiore correttezza dei dati, le statistiche, accertate dai periti nominati dal pm Francesco Curcio, sono state eseguite anche in provincia di Salerno, area non colpita dall’emergenza di quel periodo: le vendite di medicinali atti a contrastare infezioni alimentari e della pelle erano notevolmente basse rispetto al capoluogo.

emergenza rifiuti

Da parte degli indagati, tra i quali spiccano, appunto, sindaco ed ex governatore, non vi è stato alcun controllo o intervento che frenasse la causa scatenante dell’inquinamento atmosferico. Quest’ultimo è ritenuto motivo principale per cui la domanda di medicinali ebbe l’impennata, e non si sottovaluta una probabile diffusione di cibi avariati. Il provvedimento che rinvia a giudizio i venti indagati è firmato dal procuratore Giovandomenico Lepore e dall’aggiunto Francesco Greco.