Ne avevano avute per tutti i cittadini napoletani intervistati ai microfoni di Ballarò – nella puntata andata in onda due martedì fa – mentre si recavano alle urne per quello che sarebbe poi risultato solo il primo turno di votazione. Vistosamente in difficoltà per accedere alle sezioni di voto dovendo prima scalzare i sacchetti dell’immondizia, vergogna accumulatasi “in alcuni anni di sinistra – la denuncia di uno dei votanti – e in un anno e mezzo di destra”, avevano espresso tutta la loro collera. “Per chi votiamo? Vermi! Sono vermi e ci costringono a vivere come loro”. Un’altra anziana signora intercettata dal giornalista aveva urlato : “Vergogna! E ci chiedono pure il voto!”, mentre piena di rabbia e indignazione s’avviava con la sua tessera elettorale al seggio in cui sarebbe confluita – evidentemente obtorto collo – la sua preferenza sui candidati.

Istantanea di una città amareggiata, traboccante di veleni, quegli stessi che pericolosamente s’insinuano verso la falda acquifera per le infiltrazioni di percolato nel sottosuolo della discarica di Chiaiano e che gli stessi cittadini, prima di essere costretti a bere, rispediscono al mittente, intossicandogli le elezioni.

Lampante anche dal risultato che la sfida a Palazzo San Giacomo si sia giocata sul terreno della munnezza, con una bocciatura netta del Pd, su cui grava plumbea la gestione Bassolino-Iervolino, entrambi rinviati a giudizio e in attesa di processo con l’accusa di epidemia colposa  per il catastrofico esercizio delle loro funzioni durante il picco massimo dell’emergenza nel 2008, e con una mancata affermazione al primo turno di Lettieri, candidato Pdl, su cui ugualmente si allungano le ombre del governo centrale, col suo strombazzamento propagandistico di un’emergenza rifiuti or ma piuttosto mai “risolta” e che fintroppo smascheratamente continua a stringere in una morsa la città. Nonostante Bertolaso, l’uomo della Provvidenza, però finito poi sotto inchiesta per per traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello Stato (volendo sorvolare sugli altri capi d’accusa che pendono sul suo capo dopo aver messo le mani in pasta anche nell’altro disastro del terremoto a L’Aquila). Nonostante l’esercito, che “in missione” allo stir di Giugliano ha la precedenza sui camion dell’Asìa ed entra nello sversatoio trionfalmente accompagnato dalle telecamere di Rai1, scavalcando gli autisti in fila da 19 ore. E nonostante il “funzionantissimo” termovalorizzatore di Acerra, inaugurato in pompa magna, evocato come un “dono di Dio”, che invece funziona a singhiozzo e, quando funziona, non è mai a pieno regime. Ma i sacchetti sono tutti qui, per le strade, sotto i roghi, tangibili, concreti, ineludibili, maleodoranti, impossibili a mistificarsi, riottosi alla mimetizzazione e al travestimento.

A casa dunque anche il Pdl, che annovera tra l’altro suoi esponenti ai vertici sia della Provincia di Napoli (il Presidente Cesaro, tra l’altro coordinatore provinciale del Pdl), sia alla Regione (presidente Stefano Caldoro): posti di prestigio e responsabilità, grazie ai quali se avessero potuto/saputo fare qualcosa di questi benedetti sacchetti, avrebbero avuto certamente uomini, strumenti e mezzi, trovandoseli, inventandoseli, sperimentandoli.

Troppo striminzito e stiracchiato il 38,5% di consensi che aveva visto Gianni Lettieri superare al primo turno l’ex-pm de Magistris, al 27,4% dei voti, il quale però riportava una percentuale più alta rispetto ai voti di lista dell’Idv: un segnale forte di una preferenza che gli veniva accordata al di là e oltre gli schieramenti partitici che lo sostenevano, di una forza di attrazione agita sul popolo in maniera troppo evidente per non sentire da ogni parte che il risultato del prima turno poteva essere ribaltato. E così è stato: Luigi de Magistris, vincitore al ballottaggio, è stato eletto sindaco di Napoli. Da domani a lavoro.