Situazione paradossale quella che l’Italia si trova costretta a vivere da almeno un anno, e che sembra essersi addirittura inasprita negli ultimi mesi. Viviamo in un Paese che vanta uno tra i maggiori patrimoni culturali al mondo, eppure continuano a verificarsi notevoli tagli alla cultura.

Nel 2013 restano a disposizione per la manutenzione ordinaria solo 47,6 milioni di euro contro i 70,5 dello scorso anno, con un bilancio complessivo del Ministero  ridotto a 1.546.779.172 euro. Da queste cifre tutt’altro che confortanti emerge un quadro più che preoccupante, se solo si pensa che le risorse destinate agli interventi straordinari sono diminuite di oltre il 58% rispetto al 2008.

Mancano i fondi da investire nel restauro, per non parlare poi di cinema e teatri che rischiano la chiusura in seguito alla riduzione del Fondo Unico per lo Spettacolo, in calo del 15% rispetto agli anni passati. L’elenco potrebbe protrarsi ancora a lungo, ma bastano già queste cifre a dare un’idea chiara di quanto l’Italia sia vicina al collasso.

Decisa la denuncia del ministro Bray, che in questi giorni ha inviato al governo un dossier dettagliato sullo stato dei fatti, al fine di smuovere le istituzioni e trovare una rapida soluzione a quello che ormai risulta essere uno scandalo nazionale.

Altro tasto dolente il blocco del turnover: 19.132 le unità previste nell’organico del Mibac per il 2013, mentre i dipendenti in servizio sono solo 18.568.

Ciò che occorrerebbe in primis sarebbe un cambio di mentalità, per cominciare finalmente a considerare il nostro patrimonio storico-artistico un volano per il rilancio dell’economia.

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato: resta solo la speranza di riuscire a riempire al più presto le molteplici falle del sistema burocratico italiano.