Lo scrutinio ufficiale delle amministrative a Napoli dà Gianni Lettieri, candidato Pdl, in testa ai consensi degli elettori, con un 40,5% di preferenze, seguito da Luigi de Magistris (Idv) attestato al 26% e da Mario Morcone, candidato Pd, al 20,2%. Se fossero confermati questi dati, ormai più che reali data la situazione avanzata dello spoglio delle schede, tirerebbe aria di ballottaggio e passerebbero al secondo turno, per contendersi la poltrona di primo cittadino, l’ex presidente della Confindustria napoletana e l’ex magistrato delle Toghe lucane. I Napoletani dovrebbero quindi tornare alle urne, poichè nessuno dei candidati ha toccato la soglia minima del 50%. Nell’ultima sfida, dunque, oltre agli elettori del prefetto Morcone, giocherebbero un ruolo fondamentale il Terzo Polo e il suo candidato Raimondo Pasquino, rettore dell’Università di Salerno che, sebbene in coda con il suo 9,3% di preferenze, costituirebbe tuttavia l’ago della bilancia.

Grande soddisfazione da parte del centrodestra, con un Pdl che si dichiara fiducioso e che richiama gli elettori moderati e riformisti a confermare il voto, ma dall’altra parte parole di orgoglio da parte di Di Pietro, leader dell’Idv, per il traguardo raggiunto e un appello “per costruire una coalizione Pd-Idv-Sel allargata anche a chi vuole farla ed è pronto ad uscire dall’ambiguità”: Bersani e Vendola, dunque, ma anche la speranza sottesa di un Terzo Polo schierato a sinistra.

Il dato assolutamente certo è che il Pd ha perso anche il comune del capoluogo campano, dopo aver perso la Regione: segno evidente dell’esasperazione dei cittadini in cui l’emergenza rifiuti ha giocato un ruolo fondamentale. Il sindaco Iervolino, intanto, se la prende con tutto il centrosinistra che non avrebbe avuto “l’intelligenza politica di presentarsi unito”: “Se la matematica non è un’opinione, il centrosinistra sarebbe già avanti e a un 46% rispetto al 41% per cento del candidato del Pdl”, ha dichiarato intervistata a Palazzo San Giacomo, sottolineando che però non è sua intenzione sparare sulla croce rossa. Neanche la nostra.