Un vero e proprio arsenale di armi chimiche potrebbe trovarsi  a largo di Bagnoli, tra Ischia e Capri. Tra il 1945 ed il 1946, infatti, alcuni convogli navali americani ed inglesi, avrebbero inabissato questo pericolosissimo armamentario bellico. Questa ipotesi è stata avanzata da due professori dell’Istituto Nautico di Forio d’Ischia e dal responsabile campano del coordinamento nazionale per la bonifica delle armi chimiche. Tale coordinamento si batte da anni in tutta Italia affinché le armi chimiche sommerse o interrate da americani, inglesi e tedeschi  verso la fine del secondo conflitto mondiale, possano essere rintracciate e recuperate.  Proprio la zona “incriminata”, all’epoca, costituiva un punto strategico per gli alleati: a partire da Bagnoli, infatti, sono state individuate due rotte possibili, entro le quali potrebbero trovarsi verosimilmente ordigni ed altri residui bellici. La prima si estende tra Procida ed Ischia, la seconda circonda l’isolotto di Nisida. Superato il canale di Procida, infatti, si incontrerebbero profondità superiori ai 300 metri e al di là della linea immaginaria che unisce Ischia e Capri si giunge in una zona nota come Bocca Grande, in cui gli abissi arrivano a toccare addirittura i 1000 metri. Un luogo ideale, dunque, per nascondere qualcosa. Apparentemente un’impresa impossibile per tecnici e sommozzatori. In pratica, però, l’area da analizzare si estenderebbe per 287 chilometri quadrati, un’area vasta ma possibile da percorrere con le moderne tecnologie.

Dalle parole del responsabile del coordinamento si evince che queste ipotesi trovano riscontro grazie ai rapporti militari americani Brankowitz ed Aberdeen, documenti a lungo secretati e resi pubblici solo oggi (se si esclude un brevissimo periodo in cui furono messi in circolazione per volere di Clinton qualche anno fa). Dai rapporti emerge chiaramente che una grandissima quantità di bombe e proiettili, contenenti iprite, fosgene, arsenico, lewisite, cloruro di cianuro e cianuro idrato, furono affondate nel Golfo di Napoli.


Si tratta di sostanze estremamente tossiche che non smettono, negli anni, di rilasciare componenti tossiche danneggiando irrimediabilmente l’ecosistema marino e la catena alimentare. Senza parlare dei danni arrecati agli esseri umani che si nutrono dei prodotti di quel mare.